lunedì 22 agosto 2011

Ducati Hypermotard 1100 S "Black Hy Evo 977 Diavolo Nero" by Marco Crescenzi

"L’idea. Avere un Diavolo Nero.
Tutto parte da un’idea...la voglia di personalizzare la mia moto rendendola unica. Possedendo un modello di moto che nel suo essere è già estremo e particolare, con linee decise e spigolose, ho cercato di esaltarne le forme, rendendole ancor più estreme, cercando nel contempo di mantenere e rimanere fedele al concetto originale DUCATI: una moto unica e passionale, snella ed elegante, ma soprattutto cattiva.
Con questa idea in mente, il primo step della Black Hy (la mia nera Hypermotard) è stato modificare il posteriore...renderlo filante e leggero, e certamente più corto...estremamente più corto. Prendendo spunto dalla MV AGUSTA, ho adattato sulla mia hyper un codino brutale e ho fatto realizzare fari a led, inglobando sotto le plastiche rosse le luci di posizione, lo stop e gli indicatori di direzione. Poi siamo passati allo scarico ed i collettori...con il codino brutale era necessario una scarico basso e compatto…inesistente per l’Hypermotard…



La soluzione è stata quella di crearlo…realizzarlo su misura per la mia Black Hy…modificando un decatalizzatore Ducati Performance ed uno scarico a doppio cono della IXIL, posizionandolo dietro la pedana destra…anche questo secondo step ha ottenuto i risultati stilistici desiderati…Una centralina Ducati Performance rimappata ad hoc ed un bel filtro aperto racing, per avere la potenza necessaria a far gelare il sangue nelle vene...Via pedane passeggero e paratacchi Ducati Performance.

Ora bisognava mettere la targa e...per mantenere una coda libera e “sparata” verso il cielo, ho fatto realizzare a mano un porta targa fissato al monobraccio…Staffa in carbonio e luce a led. Poi ultimo lavoro sostanziale è stato modificare le linee del muso…più che altro ho eliminato il becco, che sbilanciava la moto, ho abbassato il faro per avere una linea unica con i fianchetti e ho fatto realizzare una maschera a cornice del faro, mantenendo la linea hypermotard, ma tronca con in evidenza la forcella e per finire ho realizzato un micro parafango…

Per gli indicatori di direzione anteriori ho creato dei led nelle prese d’aria dei fianchetti, con plastiche fumé…e per avere visuale al posteriore ho posizionato uno specchio sulla parte inferiore del manubrio. Infine grafiche semplici e lineari per personalizzare il mio Diavolo Nero.




Le linee estetiche sono state rifinite con particolari in ergal e molto carbonio e le parti a vista dipinte in nero. Il tutto posizionato e realizzato cercando di non appesantire la linea della moto, mantenendo invariata l’idea originale...avere una moto semplicemente estrema.

Il Diavolo Nero non è una moto che piace di impatto...a prima vista tradisce !! Da una visione disattenta o uno sguardo di sfuggita...quando la si vede passare, lascia perplessi...Non la si riconosce come Hypermotard...si cerca modello e marca sulle carene, si cerca aiuto nelle scritte e si rimane un poco incerti. Solo la scritta DUCATI fa capire il marchio italiano, ma lascia poi ragionare su quale modello sia...“mai vista prima!”

Certo un esperto ed appassionato del mondo Ducati la riconosce subito, ma a prima vista storce il naso...dice: “ma...non lo so!!”...Muso e coda tronca, targa al monobraccio, specchio reverso, scarico basso, quasi a scomparire dietro la pedana destra e l’assenza dei paramani e del becco, indici caratterizzanti della Hypermotard, la allontanano a primo impatto dal gusto classico di chi la osserva.

Ci vuole un poco di fantasia anche nell’osservarla.
Ma se si pone maggiore attenzione e si supera la resistenza di ricercare nella Black Hy una Hypermotard...il Diavolo Nero esce fuori e ti “conquista” con la sua dinamicità e la sua cattiveria. Cattura lo sguardo...Sembra un “flusso” di corrente che scorre, inarrestabile, anche da ferma...la moto è dinamismo allo stato puro.
Luci a led che la esaltano di giorno e di notte, puntini rossi sul nero brillante della carrozzeria. Frecce a scomparsa sui fianchetti per snellire la linea...la ruota posteriore che sembra fluttuare nel vuoto, grazie al monobraccio Ducati ed alla targa che lascia libera la coda “sparata” verso il cielo, sono gli elementi che la rendono unica.

Piccoli particolari di pregio si osservano da una più attenta visione, riser alti, serbatoi porta liquidi e staffe in ergal nero, manopole racing e leve corte con regolatori rossi, tappi telaio in ergal neri con bordino rosso...rendono un tocco di eleganza e mai di pesantezza. Pedane pilota nere, con paratacchi Ducati Performance in carbonio e slider rossi.


Piattello Frizione auto ventilante nero, con molle nere e scodellini in ergal rosso, cover frizione aperta con vetrino, che lascia sentire il classico e caratterizzante rumore a “scampanellio” delle frizioni a secco Ducati. Lo scarico è un pezzo unico, realizzato dal sapiente ingegno di un “artigiano-meccanico”, che non si limita a sostituire i pezzi, come fanno molti meccanici “marchiati” di oggi, ma i pezzi li crea e se li realizza da solo e tutto a mano.

Modificare, unire...saldare, martellare e raccordare uno scarico IXIL, ideato per una Honda CB1000R ad un collettore DP, non è cosa semplice, se si vuole un risultato perfetto. Nella visione si percepisce il rumore della lavorazione in officina. Uno scarico a doppio tubo sovrapposto, posto dietro la pedana, che tuona ad ogni accelerazione, spalanca l’animo di chi la guida e sembra incitarlo a dare sempre più gas !!

Anche il porta targa è artigianale, fatto in alluminio e carbonio, sembra scomparire e lasciare la targa “sospesa” in aria, ultima appendice della moto. Parafango anteriore appena accennato, semplice e snello, che lascia fuori la gomma, parafango posteriore DP in carbonio. Il muso tronco e la coda “brutale”, fatti ad arte in carrozzeria, rendono special-e il Diavolo Nero. Il codino della MV AGUSTA Brutale sembra essere fatto per quella moto e si raccorda a perfezione con la sella Ducati Performance, scolpita e spigolosa. Il muso, tagliato di netto, a cornice del faro, rende la moto semplicemente “cattiva”, corta, stretta ed affilata come una freccia … una freccia scagliata per trafiggere le curve ed andare lontano!!

Cerchi marchesini forged e pinze brembo monoblocco, sono dotazioni di serie della Hypermotard 1100S. La ciclistica della moto è perfetta di suo, con le mille possibili regolazioni date dalle granitiche forcelle Marzocchi ed al performante mono ammortizzatore posteriore della Ohlins, pronto ad accogliere tutte le diverse pretese per i mutevoli stili di guida.

La Ducati Hypermotard è una moto che si guida sia a ginocchio in terra fra le curve lunghe in percorrenza e veloci, sia in stile motard, nei cambi di direzione e nei tornantini stretti e bruschi, con busto eretto e moto a terra fra le gambe a sfiorare l’asfalto. Il motore è il bicilindrico Ducati 1100, che tutti amiamo, cattivo e brutale, aiutato da una elettronica sapientemente curata da una centralina mappata “ad hoc” sul banco, per sprigionare più cavalli possibili.
La sua guida è una emozione pura. L’ Hypermotard Ducati è uno moto unica...la Black Hy, il Diavolo Nero ancor più...è pura passione.

Progetto realizzato grazie alla collaborazione ed al lavoro di:


OFFICINA MECCANICA - LORIANO MOTORS di Cecina;

CARROZZERIA - TECNO CAR di Rosignano Marittimo;

GRAFICO - TIME OUT STUDIO di Cecina.


Marco Crescenzi

Foto: Marco Crescenzi

giovedì 18 agosto 2011

Ultimo saluto a Claudio Castiglioni

"Certo tu dovresti fare un monumento a Claudio Castiglioni che nell'84 quasi ti regalò l'esclusiva dell'importazione".
"Lo dico sempre: per me Claudio è più che un padre. Impazzisco d'amore per lui. Come industriale è un dramma, ma è un uomo stupendo. Fare la 916 e quindi anni dopo creare la F4 è qualcosa di unico nella storia della motocicletta. Un miracolo che non si fa con l'intelligenza industriale o la tecnica. Si fa con un fiasco di vino, il cuore e nessun tipo di preoccupazione economica nella testa".

"Si fa anche con Tamburini".
"Grande coppia. Due artisti, ma una vera associazione a delinquere sul piano industriale. Del resto il grande artista non è mai un bravo amministratore del proprio talento, si rovina, si droga, muore alcolizzato. Però è un grande artista. Non si può avere tutto dalla vita."


Le dichiarazioni di Carlo Talamo su Claudio Castiglioni, apparse in un'intervista sulla rivista Motociclismo del Luglio 2001, sono forse quelle che meglio sintetizzano l'attività dell'imprenditore varesino che sin dal 1978, anno in cui ha esordito nel motociclismo, ha dato moltissimo a questo mondo.

Alla guida della Cagiva fondata dal padre Giovanni ha resuscitato la Ducati, ha dato nuova vita alla MV Agusta e ha vinto nella Dakar, nella SBK e nella classe 500. Le molte imprese di questo appassionato, ancor prima che manager, hanno visto anche nascere delle motociclette sensazionali tra cui cito su tutte, Ducati 916 e MV Agusta F4.

In un motociclismo sempre più dettato da calcoli, numeri e marketing la perdita di Claudio Castiglioni credo proprio si farà sentire, soprattutto per chi ha sognato, amato e guidato le "sue" motociclette, come il sottoscritto.
Chiudo il post con una citazione di Claudio trovata in rete: "Le moto sono oggetti che fanno sognare. Hanno colori e suoni diversi, hanno forme che rivelano l’ispirazione di chi le ha concepite. A volte queste creazioni sono autentici oggetti d’arte motoristica che trasformano il progettista in artista."

Arrivederci Claudio

Francè



Video: YouTube

giovedì 11 agosto 2011

Buone Vacanze!

Il Cafè chiude per una settimana. Buone vacanze a tutti!

Francè




Tavole: Luca Ruggeri

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