martedì 20 aprile 2010

Yamaha R1-Z 250

La moto di cui vi parlerò oggi l'ho "incontrata" casualmente in rete tempo fa e, devo ammetterlo, mi ha colpito molto sia per le sue linee pulite e ancora moderne e sia per il suo propulsore dalla prestigiosa "dinastia".
Le informazioni su questa bicilindrica di 250 cc, prodotta dalla Yamaha e denominata "R1-Z", scarseggiano e la ricerca da me effettuata mi ha fornito dati contrastanti.
Su un sito tedesco ho appreso che è stata prodotta dal 1990 al 1993 mentre gli speciali "Tutte le moto del mondo" della rivista Motociclismo la danno in produzione fino al 1999. L'unica certezza è rappresentata dal fatto che la moto è stata regolarmente commercializzata nel solo Giappone.

Alcune immagini in basso sono riprese dal catalogo ufficiale con cui la casa dei 3 diapason pubblicizzava questa naked a manubri bassi sul suolo nipponico.
La linea leggermente squadrata ricalca le linee che andavano di moda negli anni '90 ed è facile notare come questa bicilindrica assomigli alle famose monocilindriche naked, anch'esse a manubri bassi, che spopolavano in Italia e che rispondevano al nome di Honda NSR 125 F Raiden, Aprilia Europa 125 e Cagiva Mito 125 (primissima serie).

Honda NSR 125 F Raiden 1992:


Aprilia Europa 125 1991:


Cagiva Mito 125 1990:

Il motore è il piatto forte di questa realizzazione: deriva infatti dal mitico bicilindrico parallelo, con ciclo a due tempi, installato sulla "sorella maggiore" RD 350 con tanto di valvola YPVS allo scarico e raffreddamento a liquido.
La ciclistica costituita da un bel telaio caratterizzato dal "triangolo" centrale, ricalca la struttura a traliccio in tubi resa famosa dalla Ducati. Doppio freno a disco anteriore e forcella tradizionale completano il quadro di questa twin che in Giappone aveva una potenza limitata a circa 40 cv e le consentiva una velocità di quasi 180 Km/h.
Altri elementi che gradisco molto sono il doppio scarico posizionato sul lato destro e il codone voluminoso e dalle forme squadrate come la moda degli anni '90 imponeva.

In basso è possibile osservare alcune meravigliose special basate proprio sulla splendida R1-Z.
Le prime due sono caratterizzate dall'adozione di un manubrio alto e dall'installazione del forcellone prelevato dalla sportiva a due tempi di casa Yamaha: la TZR. Altre modifiche hanno interessato gli scarichi sdoppiati, le nuove espansioni e la forcella a steli rovesciati: elementi visibili anche sulla terza special che oltre a distinguersi per un nuovo forcellone in alluminio si differenzia per il look da "modern cafè racer" dovuto anche ai semimanubri di serie.

Perchè questa R1-Z, a suo tempo, non venne commercializzata in Italia? Paura di un flop commerciale? Scarso interesse per questa cilindrata? Prezzo non conveniente rispetto ad altre proposte di cilindrata maggiore?

A parte coloro che hanno acquistato questa moto dal "mercato parallelo" penso che i motociclisti europei abbiano perso l'occasione di cavalcare una gran bella moto, soprattutto osservando le meravigliose realizzazioni che ho pubblicato a fondo pagina!

Francè


PS: Nel caso in cui abbiate maggiori informazioni su questa bicilindrica, vi prego di fornirmele in modo tale da aggiungerle e/o sostituirle nel post.








Yamaha R1-Z 250:



Yamaha R1-Z 250 1990:




Yamaha R1-Z 250 1992:



Yamaha R1-Z 250 Specials:




Foto: rd500ypvsco.uk, 125stradali.com, nkracing.co.uk, ebay.it e solo2tempi.it

lunedì 19 aprile 2010

venerdì 16 aprile 2010

Photo #47 - KTM Power Parts "Radial Roadlok"

Se anche voi, come me, fate parte della schiera di coloro che almeno una volta nella vita hanno dimenticato di disinserire il bloccadisco dalla motocicletta, magari combinando disastri economicamente notevoli, sappiate che la Ktm nella sua lista di parti speciali "Power Parts" ha inserito un particolare antifurto, denominato "Radial Roadlok" che vi consente di contenere i danni provocati da questa nefasta dimenticanza, mantenendo però il livello di sicurezza proprio di questi dispositivi che vengono installati sui dischi freno.

L'antifurto è costituito da un telaio, permanentemente fissato alla pinza freno anteriore, nel quale è inserito un meccanismo che, tramite apposita chiave, blocca efficacemente il disco.
I lati positivi consistono principalmente nel notevole risparmio in termini di ingombro, sporcizia (che puntualmente si deposita su bloccadisco e catene), peso trasportato e soprattutto nel fatto che la possibilità di cadere da fermi e di combinare danni, si riduce notevolmente...

Gran bella idea!

Francè

PS: il sistema non può essere utilizzato con i dischi dal profilo Wave!




Foto: KTM e MCN

mercoledì 14 aprile 2010

Triumph "Job & Race" by Mr Martini

Tra le varie special su base Triumph Thuderbird 900 che ho osservato in questi anni una menzione d'onore spetta alla "Job & Race" preparata dal veronese Nicola Martini, nome noto nell'ambiente Triumph soprattutto per le meravigliose personalizzazioni che realizza sulle note moto inglesi .

La tricilindrica d'oltremanica di Mr Martini, alimentata a carburatori (dotati di kit Dynojet), è caratterizzata da una nuova linea con semicupolino dotato di doppio faro tondo (già visto in passato sulla Hyde Harrier) e da un nuovo codone, con sella inedita, realizzato partendo da quello di una Triumph Thruxthon.
La borsa rigida laterale, accessorio proveniente dall'endurona Tiger 955i, oltre a regalare una certa praticità funge anche da supporto per il gruppo ottico posteriore.

Questa Thuderbird sembra voler inaugurare un nuovo filone, quello delle "city cafè racer": i semimanubri e il look classico abbinato ad un impianto Brembo e ad un avantreno di provenienza Ducati, lasciano intuire sia un utilizzo in totale relax e sia un impiego più sportivo.

Altri particolari davvero notevoli di questa racer e che gradisco molto sono gli scarichi Supertrapp (con collettori originali) che fuoriescono dalla parte inferiore del tre cilindri, il forcellone di provenienza Triumph Speed Triple prima serie, le nuove pedane arretrare Raask, lo splendido tappo del carburante, la serie di spie di servizio al lato del semicupolino, i supporti del parafango anteriore in plexiglass, alcuni particolari cromati del propulsore (testata e coperchio frizione) e la splendida disposizione delle decals Triumph sul dorso del serbatoio.

Per quanto riguarda la produzione di serie, una moto simile alla "Job & Race" è stata proposta in serie, agli inizi degli anni 2000, dall'americana Buell con la S3 Thunderbolt. Nonostante la linea meno classica e l'assenza di semimanubri, il concetto di moto "fun" per la città e i tornanti non è poi cosi nuovo, ma a Mr Martini spetta sicuramente il merito di aver applicato questo concetto su una splendida cafè racer.

Bravo!

Francè























Buell S3 Thunderbolt 2002:


Foto: Mr Martini e Total Motorcycle

lunedì 12 aprile 2010

Yamaha XS 650 Flat Tracker by Red Max Speed Shop

Ricordate la Yamaha XS 650 cafè racer che vi ho mostrato qualche tempo fa? La prima moto a quattro tempi di grossa cilindrata della casa di Iwata, nonostante l'età - venne infatti presentata al salone di Tokyo del 1969 - si presta ancora a molteplici trasformazioni, molto diverse tra loro.

La Yamaha XS 650 Flat Tracker che vedete in basso, dimostra ancora una volta come con un pò di inventiva e con qualche piccolo particolare, è possibile ridare nuova vita anche a moto non più recenti.
Questa twin del 1978 è stata allestita dalla "Red Max Speed Shop" di Andover che ha effettuato diversi interventi soprattutto sulla parte estetica, lasciando inalterate le doti di affidabilità del propulsore nipponico. La linea della moto è stata modificata anche grazie all'utilizzo di una nuova sella Champion e di un serbatoio Trackmaster.

La parte posteriore della moto è stata ricostruita: ora la moto è dotata di ammortizzatori Koni. Il manubrio, che ha modificato anche la posizione di guida, è marchiato Renthal. Il lato sinistro di questa Yamaha è dominato dal nuovo impianto di scarico: realizzato dalla Co-built, dona alla moto un fascino particolarmente "racing". La bicilindrica giapponese è stata verniciata secondo i gusti del proprietario, Drogo Michie, che si è ispirato ai colori di una BSA degli anni '70 da dirt track.

Bella!

Francè















Foto: Red Max Speed Shop e Bike Exif

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