giovedì 4 marzo 2010

Dainese-AGV Simoncelli wrecked Test Sepang 2010

Osservare nel dettaglio gli indumenti protettivi dei piloti che hanno "baciato l'asfalto", in maniera più o meno dura, penso sia uno dei modi migliori per invogliare i motociclisti all'utilizzo non solo del classico trio giubbino - casco - guanti, ma anche degli altrettanto indispensabili stivali, pantaloni con protezioni e soprattutto paraschiena.

Durante i recentissimi test della Motogp svolti sul circuito malese di Sepang, l'esordiente Marco Simoncelli, pilota del team Honda Gresini, è caduto ad una velocità di 115 Km/h con la tristemente nota dinamica dell'"high side". Il pilota, dotato di tuta Dainese con sistema D-Air - che oltre a proteggere con un cuscino d'aria l'addome del pilota "registra" anche i dati relativi all'impatto - ha rilevato un'accelerazione di 10g (!) e una durata della caduta di 5 secondi!

Nelle foto in basso è possibile osservare lo stato della tuta e del casco del pilota italiano: semplicemente straordinario constatare che cadute pericolosissime, come quella che ha coinvolto Marco, possano concludersi con una perdita di memoria temporanea e con un fisico dolorante, ma illeso.

Spero che il percorso per la "protezione totale" del motociclista, scevro da fatalità di ogni genere, possa aver trovato la via risolutiva nella protezione tramite "cuscini d'aria".

Francè


Foto: Dainese

lunedì 1 marzo 2010

Vintage Brochures: Ducati Pantah 500 SL 1979-1980-1981

Nelle immagini in basso è possibile osservare il materiale pubblicitario di una delle Ducati di serie storicamente più importanti.
La 500 SL può essere considerata la capostipite delle moderne bicilindriche di Borgo Panigale: è stata la prima ad utilizzare, come comando della distribuzione, le cinghie dentate al posto degli splendidi alberelli e coppie coniche, soluzione tecnica adottata tempo prima dalle meravigliose twin bolognesi.
Proposta per "cancellare" il vigoroso flop tecnico e commerciale delle bicilindriche parallele, la 500 SL "Pantah" progettata dall'ingegner Taglioni, venne proposta sin dal 1979 con una semi-carena che riprendeva il look delle sportive della casa italiana.
Nel 1981, penultimo anno commerciale della versione 500 e primo di quella da 600 cc, venne utilizzata una semi-carena leggermente modificata e uguale per i due modelli.

Francè


Ducati 500 SL Pantah 1979:






Ducati SL 500 Pantah 1980:






Ducati SL 500 Pantah 1981:



Foto: ducati-tt.de

mercoledì 24 febbraio 2010

Yamaha Stratoliner Deluxe 2010

Sul suolo americano le "cruiser" rappresentano una ricca fetta dell'immatricolato moto e non è un caso che tutti i costruttori giapponesi e anche qualcuno europeo, abbiano a listino modelli espressamente concepiti per i motociclisti d'oltreoceano, dove il motto "bigger is better" è sempre valido.

Le custom giapponesi "oversize" che abbiamo modo di osservare (in tutta onestà abbastanza sporadicamente) sulle nostre strade, spesso vengono allestite in diverse versioni per il mercato americano, caratterizzate da una stessa base tecnica e diversi livelli di accessori.
La Yamaha Stratoliner, questo il nome della custom che in Europa abbiamo conosciuto nel 2008 con la sigla XV 1900 A, ha ricevuto per il 2010 e per il solo territorio americano, un allestimento denominato "Deluxe".

Yamaha XV 1900 A 2008:

Rispetto alla custom "base" la Deluxe si differenzia per diversi particolari quali l'enorme parabrezza che avvolge quasi completamente il pilota, le valigie rigide integrate nella carenatura e la predisposizione di un impianto stereo: tutti accessori già conosciuti su tourer Bmw e faraoniche cruiser Harley-Davidson.
Tutte queste chicche, abbinate all'enorme coppia del bicilindrico a V di 1854 cc raffreddato ad aria, con distribuzione ad aste e bilancieri e quattro valvole per cilindro, permettono un comfort regale nel macinare km e anche un certo "coinvolgimento emotivo" nel pilotare una moto con due cilindri da quasi 1000 cc cadauno!

L'elemento che più mi ha colpito di questa cruiser extralusso Yamaha, disponibile nella sola livrea nera, è stata la somiglianza stilistica con una moto davvero molto particolare prodotta negli anni '60: la Vincent HRD Black Prince del 1955.
La versione carenata della moto più performante degli anni '50 (capace di infrangere già allora il muro dei 200 km/h) ebbe scarso successo perchè "troppo avanti" per i gusti dell'epoca.

Probabilmente il paragone con la Vincent era più azzeccato per una moderna moto da viaggio, ma diversi elementi quali la livrea, lo schema bicilindrico a V del propulsore, la carena con il faro integrato e solidale al manubrio, lo scarico due in uno sul lato destro e non ultima la ruota posteriore completamente "coperta" mi hanno suggerito questo "connubio" stilistico e virtuale a quasi 60 anni di distanza...

Francè













Vincent HRD Black Prince 1955:


Foto: Yamaha USA, Motorcycle-Usa e cmmilanese

lunedì 22 febbraio 2010

Harley Dyna 2001 Special by Tramp

Al Cafè avete già avuto modo di osservare special "made in Japan" su base Harley Davidson, molto curate sia sotto l'aspetto meccanico che estetico. In Giappone le twin americane riscuotono grande successo ed è innegabile che la mania della customizzazione abbia coinvolto anche i centauri dagli occhi a mandorla.
La Tramp, atelier nipponico specializzato nella customizzazione delle bicilindriche di Milwaukee, ha costruito una special che ha come base la Dyna Super Glide Sport del 2001 (foto sotto) che mi ha davvero colpito.

La twin americana è diventata, con poche ed azzeccate modifiche, una pura "roadster" abbandonando del tutto la paciosa aria tranquilla da custom mangiachilometri.
La linea di questa Dyna è cambiata essenzialmente grazie al codone posteriore che ha slanciato non poco la linea della moto e, grazie all'utilizzo di nuovi cerchi a razze e della catena di trasmissione, reso anche più moderno il look.
I particolari che meritano di essere citati sono molteplici: lo splendido scarico due in uno, l'adozione di freni Brembo sia all'anteriore che al posteriore, il nuovo serbatotio con tappo di rifornimento "asimmetrico" e i nuovi ammortizzatori.
Le uniche note stonate, a mio avviso, sono da ricercare esclusivamente nel groviglio di tubi posizionati in prossimità del manubrio e nella forma del gruppo ottico posteriore e degli indicatori di direzione.

Spero che possa comparire presto una roadster di questo tipo nella gamma Harley!

Francè









Foto: Virgin-Harley e Totalmotorcycle

venerdì 19 febbraio 2010

Akrapovič Movie

Lo splendido video mostra le fasi del complesso iter realizzativo che porta alla creazione di performanti sistemi di scarico per motociclette ad alte prestazioni.
Il filmato, realizzato dalla slovena Akrapovič, permette di osservare soprattutto la cura e la precisione con cui vengono progettati, realizzati e collaudati gli scarichi probabilmente più famosi, nel mondo delle competizioni e dell'aftermarket, dell'ultimo decennio.
L'idroformatura, l' imbutitura e le varie lavorazioni con macchine a controllo numerico sono solo alcuni dei processi meccanici che conferiscono agli scarichi contraddistinti dallo scorpione rosso, incredibile cura costruttiva, splendide rifiniture e prestazioni da urlo.

Da vedere!

Francè



Video: YouTube

mercoledì 17 febbraio 2010

BMW Concept 6 Eicma 2009

Il salone di Milano dello scorso anno è stato caratterizzato principalmente dalla numerosa presenza di prototipi europei che, è proprio il caso di dirlo, hanno fatto colpo nel cuore degli appassionati. La triade di Guzzi disegnate da Pierre Terblanche, le concept Ktm di 125 cc e l'incredibile "modern cafè racer" allestita dalla BMW, oltre a prefigurare i nuovi modelli che vedranno la luce fra qualche anno, hanno contraddistinto efficacemente la 67° edizione della rassegna milanese nonostante la crisi economica internazionale.

La casa di Monaco stupisce ancora, soprattutto per la notevole carica innovativa - sia in termini di design che sotto il profilo tecnico - che ha dato alle sue motociclette negli ultimi 7-8 anni.
Dopo la nuova serie K, le performanti bicilindriche HP2, e l'hypersport S 1000 RR mi aspettavo, per via delle informazioni lette su varie riviste specializzate, una sei cilindri boxer destinata prevalentemente al turismo "regale".
Invece sono stato letteralmente colto di sorpresa quando ho visto la Concept 6, splendida "cafè racer del terzo millennio" che, in tutta sincerità, sembra quasi voler andare a sfidare, a 4 anni di distanza, un altro prototipo futuristico, prodotto dalla Suzuki e denominato "Stratosphere", mostrato al Salone di Tokyo del 2005 e (purtroppo) mai commercializzato.

Suzuki Stratosphere Concept 2005:

Oltre all'inconsueto schema motoristico (probabilmente ottenuto aggiungendo due cilindri al quattro in linea di 1300 cc installato sulla serie K), questa moto mi ha affascinato sia per la sua linea, quasi a voler reinterpretare il genere naked e nello stesso tempo evolvere, in chiave moderna, quello cafè racer.
Volevo cogliere, inoltre, la vostra attenzione sul raffinato impianto di scarico con i tre "camini" per lato e la massiccia zona centrale della moto, imponente e simbolo di "forza bruta" ed elevata potenza.

Il propulsore di 1,6 litri a carter secco, con circa 130 Nm di coppia disponibili a soli 2000 giri/min, ride by wire e varie mappature disponibili, è inserito in un telaio a ponte in lega leggera, sospeso dalle conosciute unità ammortizzanti BMW: Duolever e Paralever.
Molto belli anche i cerchi fucinati, già disponibili come optional sulla serie K, le pinze a sei pistoncini prodotte dalla Sumitomo, e la strumentazione digitale.

Spero che questa BMW possa entrare velocemente in produzione...del resto è ora di rinverdire i fasti delle mitiche "in-line six" di fine anni '70 quali Benelli Sei, Kawasaki Z e Honda CBX!

Brava Bmw!

Francè

















Foto: Bikewalls e Mototribu

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