martedì 13 gennaio 2009

KTM Duke 690 2009

Una delle proposte che più mi hanno affascinato l'anno scorso è stata creata dall'austriaca KTM, che con la sua Duke 690, ha evoluto il concetto di monocilindrica stradale, dirottandolo più verso il genere naked che non supermotard, come i modelli precedenti della Duke avevano abituato.
Anche in gamma la moto è stata collocata nella sezione "Duke" nel quale sono racchiuse le nude di punta della casa di Mattighofen.
Attualmente, a parte due proposte agli antipodi quali Yamaha MT-03 molto diversa soprattutto per prestazioni, prezzo e target di pubblico e la CR&S Vun, realizzazione artigianale e dalla cura del dettaglio estrema, questa KTM può ritenersi l'unica nuda mono, ad altre prestazioni e in grande serie, presente sul mercato.

La moto è stata disegnata da Kiska, ormai noto designer KTM, che ha caratterizzato le forme della Duke con linee molto nette e decise. Il monocilindrico monoalbero, quattro valvole e raffreddato a liquido di 654 cc, denominato LC4, è un propulsore ai vertici della produzione mondiale soprattutto per le prestazioni che è in grado di fornire: circa 65 cv a 7500 giri/min e 67 Nm di coppia 5500 giri/min. Inoltre, per consentire l'abbattimento delle vibrazioni, il propulsore è stato dotato di un contralbero di bilanciamento. L'erogazione del propulsore è modificabile: sul lato destro della moto è presente un comando che consente la scelta di tre diverse mappature, che hanno la funzione di amministrare la cavalleria e la coppia del monocilindrico in modi diversi.
La moto è equipaggiata con componenti di assoluta qualità quali freni Brembo, sospensioni White Power e cerchi Marchesini. La particolarità di questa monocilindrica, oltre alla linea anticonformista, risiede anche nella posizione dello scarico, collocato sotto il propulsore.
Il telaio è a traliccio e il forcellone, caratterizzato da vistose nervature di rinforzo a vista a mio avviso decisamente evitabili, è in alluminio.
La forcella è a steli rovesciati e al posteriore c'è un monoammortizzatore: entrambi questi elementi sono regolabili per adattare la moto alle proprie caratteristiche di guida.

La moto è disponibile in tre colorazioni: arancio, bianco e nero. E' disponibile anche un ricco catalogo di accessori "Power Parts", e in basso ho selezionato alcuni particolari che non farei mancare assolutamente a questa "mono". Il prezzo, stimato in 9200 euro è giustificato non solo dai componenti di massima qualità con cui la moto è equipaggiata, ma anche dall'esclusività che caratterizza questa naked austriaca.

Concludo dicendo che un giro su questa Kappa lo farei davvero volentieri soprattutto per rendermi conto personalmente non solo del carattere di un monocilindrico ma anche per valutare quanto divertimento possono dare 65 cv "spalmati" su un peso piuma di circa 150 kg a secco.
Bell'arma da tornante ha creato la Ktm!

Francè


Scheda Tecnica

Motore: Monocilindrico, 4 tempi
Cilindrata: 654 cc
Alesaggio x Corsa: 102 x 80 mm
Potenza (omologata): 48 kW / 7500 giri/min
Coppia max.: 67 Nm / 5500 giri/min
Compressione: 11,8:1
Avviamento/Batteria Elettrico / 12 V 8,6 Ah
Cambio: 6 rapporti, ad innesti frontali
Alimentazione: Keihin EFI con EPT (Electr. Power Throttle)
Distribuzione: 4 V / OHC
Lubrificazione: A circolazione forzata con 2 pompe d'olio
Lubrificazione motore: Motorex, SAE 10W-60
Rapporto primaria: 36:79
Rapporto finale: 16:40
Raffreddamento A liquido
Frizione: APTC Antihopping, comando idraulico
Sistema gestione motore: Keihin EMS

Telaio: Al cromo-molibdeno, verniciato a polvere
Telaietto posteriore: Alluminio 7020
Manubrio: Alluminio, Ø 28 / 22 mm, conificato
Sospensione ant.: WP USD Ø 48 mm
Sospensione post.: WP mono shock con Pro-Lever
Corsa sospensione ant./post.: 140 / 140 mm
Freno anteriore: Pinza radiale Brembo a quattro pistoncino, disco Ø 320 mm
Freno posteriore: Pinza flottante a pistoncino singolo, disco Ø 240 mm
Cerchio ant./post.: 3,5 x 17"; 5 x 17"
Pneumatico ant./post.: 120/70 R 17"; 160/60 R 17"
Catena: X-ring 5/8 x 1/4"
Batteria: 12 V / 8,6 Ah
Silenziatore: Underfloor acciaio legato con catalizzatore e sonda lambda
Inclinazione sterzo: 63,5°
Avancorsa: 115 mm
Interasse: 1472 ± 15 mm
Altezza minima: 155 mm
Altezza sella non caricata: 865 mm
Capacità serbatoio: ca. 13,5 litri / 2,5 litri di riserva
Peso a vuoto di benzina: ca. 148,5 kg











Alcuni accessori "Power Parts":





Foto: KTM e Motoblog

venerdì 9 gennaio 2009

Kawasaki ZZR 600 2008

La ricordate?
La Kawasaki 600 oggetto del post è stata venduta anche in Italia nell'anno 2000-2001 (prima della maggiorazione a 636 cm3 avvenuta nel 2002) e allora non era certo definita una sportiva prettamente stradale ma bensì l'arma con cui la Kawasaki avrebbe difeso i suoi colori nel Campionato Mondiale Supersport e nel campionato americano AMA. Anche il nome era ben diverso...infatti era denominata ZX-6R, mentre oggi, nel mercato statunitense, risponde al nome di ZZR 600.

La sigla ZZ-R ha sempre identificato per la casa di Akashi delle sport-tourer, caratterizzate da prestazioni molto elevate ma che comunque consentivano un comfort superiore a quello delle sorelle sportive e più specializzate, caratterizzate dalla sigla ZX-R.
In Italia, inoltre, la "vera" ZZR 600 (in basso) ha per qualche tempo affiancato la sportiva ZX-6R (sotto nelle colorazioni 2001), ma è sempre stata indirizzata ad un pubblico differente orientato prevalentemente ad usufruire di una moto sfruttabile, protettiva, ben rifinita, e all'occorenza anche capace di spegnere pruriti corsaioli.

Kawasaki ZZ-R 600 2004:


Il cambio di denominazione la dice lunga sull'evoluzione che hanno subito le moto sportive. Quelle che fino a qualche anno fa erano considerate delle sportive estreme, oggi diventano, senza modifiche estetiche e tecniche, delle moto più mansuete e tranquille rispetto alle sorelle più evolute e votate alla pista. La ZZR 600 "americana"conserva ancora l'alimentazione a carburatori, la forcella a steli tradizionali, la strumentazione e le pinze a sei pistoncini della Tokico della versione del 2001!
La moto non figura nella gamma 2009 di Kawasaki, e nel sito americano è presente la versione 2008, disponibile nei colori nero e blu. L'unica rivale di categoria è la Yamaha YZF-R6S di cui vi avevo già parlato tempo fa.


Curiosità: Quella che oggi è una moto appartenente, nella gamma americana di Kawasaki, alla categoria "Sport" (nel quale sono anche inserite le bicilindriche medie Versys ed Er-6N) nel 2001 ha vinto tutto: la ZX-6R infatti ha conquistato sia il Campionato del Mondo con l'australiano Andrew Pitt che quello americano AMA con Eric Bostrom. Alla faccia della sport-tourer!

Francè


Kawasaki ZZR 600 2008:









Kawasaki ZX-6R 2001:




Andrew Pitt 2001:



Foto: 2ri, Kawasaki Usa, Mc News e Total Motorcycle

martedì 6 gennaio 2009

Mecatwin Springfield

Della Mecatwin, atelier francese specializzato prevalentemente nella preparazione delle Triumph bicilindriche, vi avevo già parlato quando ho "inaugurato" la sezione Atelier.
Tra le varie specials che questi ragazzi francesi hanno allestito, la mia attenzione è caduta sulla "Springfield", tracker su base Bonneville 865 cc alimentata a carburatori, realizzata con grande cura e gusto.
Oltre alla differente impostazione di guida (ottenuta anche utilizzando un diverso manubrio) e l'utilizzo di pneumatici lievemente tassellati, saltano subito all'occhio gli splendidi scarichi sovrapposti verniciati in nero, il nuovo codone e gli inediti fiachetti. Le migliorie non sono solo estetiche ma riguardano anche le prestazioni e il peso: 12 sono i Kg in meno dichiarati dalla Mecatwin e ben 16 i cv in più! Oltre all'azzeccato accostamento cromatico nero-oro, volevo farvi notare la nuova sella, i soffietti sugli steli della forcella e i nuovi supporti del faro.
Questa special è stata realizzata in edizione limitata e dal sito, quasi tutto in francese, non sono riuscito a recuperare notizie circa un'eventuale vendita o kit di allestimento. E' possibile però consultare un ricco catalogo di accessori, alcuni montati anche sulla Springfield.

Dopo la Bonnie "standard", la Thruxton e la Scrambler, penso che una dirt-track simile a questa special possa rappresentare un'altra gran bella variante nella gamma "classic" della casa inglese...speriamo che a Hinckley leggano il mio blog!

Francè











Foto: Mecatwin

domenica 4 gennaio 2009

Joe Bar Team


A mio avviso una delle più importanti pubblicazioni che ritraggono "l'essenza del motociclista" con tutti i suoi aspetti controversi e comici, è rappresentata da un fumetto francese che, credetemi, non può assolutamente mancare nella biblioteca di ogni Motociclista.
Il fumetto in questione è il famosissimo "Joe Bar Team", pubblicato per la prima volta nel 1989 a cui sono succeduti nel corso degli anni altri cinque volumi. La collana completa quindi comprende sei volumi, più un settimo interamente dedicato ai disegnatori di queste splendide striscie, intitolato "Joe Bar Team Story".

Il fumetto è originariamente ambientato nella Parigi del 1975 e le storie sono per lo più ambientate nel bar di Joe, proprietario dell'omonimo locale e appassionato motociclista proprietario di una splendida Moto Guzzi V7 Special del 1969.
I protagonisti sono quattro ragazzi che, aiutati spesso da Joe, in sella alle moto simbolo degli anni 60-70 (Honda CB 750, Norton Commando, Ducati SS e Kawasaki Mach), si sfidano in gare molto molto divertenti dall'esito non sempre scontato. I volumi, da leggere in ordine, sono caratterizzati da un'evoluzione temporale che porta non solo ad un rinnovamento dei mezzi dei quattro protagonisti, sempre coerenti con le idee filosofico-motociclistiche delle origini, ma anche alla progressiva perdita del loro ruolo principale all'interno delle avventure, per fare da spalla, progressivamente, ad altre nuove giovani e spassose leve.

Il fumetto non è stato creato sempre dalla stessa matita. Il primo autore di questa splendida collana è Christian Debarre (BAR2) che nonostante l'enorme successo raccolto con queste striscie decise di mettere fine alla sua carriera di disegnatore, passando la matita al bravissimo Stèphane Deteindre (FANE).

L'assoluta ininfluenza del contesto storico e l'incredibile capacità di descrivere i motociclisti nei loro atteggiamenti, nelle loro diversità, nelle loro fissazioni, paure, umorismo, sfide e linguaggi in maniera fedelissima ha permesso un successo incredibile nel corso del tempo. Questo fumetto, nel momento in cui è nato, ha provato a descrivere al grande pubblico, per la prima volta, il mondo motociclistico in una maniera "leggera" e priva di atteggiamenti "politicamente corretti" e secondo me è stato proprio questo il segreto del loro successo oltre al sorriso o risata alla fine di ogni episodio.

Le avventure del Joe Bar Team oltre ad essere "senza tempo", meritano davvero!

Francè

PS: Il link che ho inserito nell'apposita sezione si riferisce al sito ufficiale francese di questa splendida raccolta. E' possibile trovare moltissimo merchandising ufficiale, e anche altri oggetti non presenti nella versione italiana. Della raccolta del "Joe Bar Team" fa parte anche un altro volume denominato "Enciclopedia Imbecille della moto", che non mi è piaciuto come gli altri sette.

PPS: Nella sezione Joe Bar Team, raccoglierò striscie e altro materiale che mi capiterà di trovare in rete.

I Volumi:








I disegnatori:

Christian Debarre (BAR2):


Stèphane Deteindre (FANE):


I protagonisti:

Joe:


Edouard Bracame (Ed il polso):


Guido Brasletti:


Jean Manchzeck:


Jean-Raoul Ducable:


Le "nuove leve":

Jèrèmie Lapuree:

Pierrot Leghnòme:

Paul Posichon:


Foto: Joe Bar Team, Motopicture e Joe Bar Team (Italy)

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