mercoledì 10 settembre 2008

Yamaha TZ 750 Kenny Roberts' Dirt-Tracker 1975

La moto che presento oggi, è probabilmente una delle realizzazioni più pazze e incredibili che l'uomo abbia mai concepito. Questa moto la dobbiamo collocare un pò indietro nel tempo e precisamente nel 1975.
Kenny Roberts, campionissimo americano e bandiera della Yamaha per molti anni a venire, doveva ancora vincere il primo dei suoi tre titoli mondiali nella top class del motomondiale.
"Non mi pagano abbastanza per guidare questa cosa!", questa fu l'espressione di Kenny, quando la Yamaha decise di installare il suo favoloso quattro cilindri in linea, a due tempi, nato per correre sugli asfalti di tutto il mondo, su un telaio da dirt-track. Questo propulsore era in grado di erogare all'incirca 125 cavalli e rispetto alle Yamaha bicilindriche a quattro tempi che correvano questa specialità, i 50 cavalli in più si facevano sentire tutti, soprattutto in condizioni precarie, come la guida di questa disciplina richiedeva.
Kenny Roberts vinse nel '73 e nel '74 i titoli dell' "AMA Grand National Championship" (campionato americano di dirt-track) e data la crescente superiorità dell'Harley-Davidson XR 750, la Yamaha decise di allestire questa moto proprio per battere la rivale americana.
I problemi principali, oltre alla mancanza di grip, consistevano in prestazioni incredibili che, oltre a consentire velocità incredibili in ogni rettilineo, mettevano in difficoltà soprattutto nel momento in cui occorreva "equilibrare" acceleratore e ruota posteriore in uscita dalle curve. La moto mangiava, nel vero senso della parola, la ruota posteriore e ciò rendeva impossibile gestirla al meglio nelle fasi concitate di una gara.
Roberts dopo aver vinto al debutto con questa moto stratosferica, e aver provato ad utilizzarla nelle gare successive con scarso successo, decise di passare alla bicilindrica a quattro tempi prima citata. Questa moto a due tempi fece talmente scalpore, da portare l'AMA, ente organizzatore delle gare americane, a stilare un regolamento per la sicurezza vietando moto come questa Yamaha.

Chiudo il post, chiedendomi il tipo di sensazioni provate da Kenny nel momento in cui cercava di domare questa belva sulla terra battuta...Decisamente una moto per pochi!

Francè







Foto: The Motorcycle Hall of Fame Museum

martedì 9 settembre 2008

Photo #22 - Yamaha YZF-R1

Una foto particolare per salutare la YZF-R1 del 2007-2008 aspettando l'arrivo della nuova versione. Monoruota davvero spettacolare !!

Francè


Foto: Bikepics

lunedì 8 settembre 2008

Yamaha YZF-R1 1000 2009

Questa sera la Yamaha ha presentato ad Amsterdam parte della gamma 2009. L'attesa maggiore era riservata alla nuova supersportiva YZF-R1, punta di diamante della produzione sportiva della casa di Iwata.
A dir la verità, mi aspettavo qualcosa di più personale, soprattutto nella zona frontale, e da una casa come la Yamaha, da sempre innovatrice sia a livello tecnico che di design, è difficile accettare lo sguardo della sua "ammiraglia" un pò troppo ispirato a quello della Buell XB Firebolt. Per quanto riguarda le linee d'insieme, la moto è diventata più compatta, e alcuni tratti stilistici si sono evoluti pur non stravolgendo le forme divenute famose con i modelli precedenti. Le novità di questo modello non si riducono al solo aspetto esteriore, ma proseguono con interessanti novità meccaniche, di cui una inedita nel mondo della produzione di serie.

Il motore, quadricilindrico in linea frontemarcia accreditato di 182 cv, riposizionato all'interno del nuovo telaio, è dotato di un nuovo albero motore, definito "a croce", che permette una configurazione di tipo "big bang": gli scoppi dei cilindri, irregolari, sono disposti in maniera tale da rendere il comportamento del motore a quattro cilindri più dolce rispetto alla disposizione degli scoppi tradizionale. Questa soluzione tecnica, adottata anche dal quattro cilindri della Yamaha YZR-M1 consente una migliore erogazione ed una maggior coppia, permettendo, sulla moto da corsa, un risparmio in termini di consumo di pneumatici e una trazione superiore ai medi regimi. Questa scelta è stata adottata probabilmente per consentire ai piloti che guideranno questa moto in configurazione Superbike, di minimizzare i problemi legati al consumo di pneumatici che quest'anno hanno afflitto Haga e Corser in diverse occasioni.

La R1 è dotata anche dell'acceleratore elettronico già adottato dalla sorella minore R6 e inoltre, come nel caso delle sportive Suzuki, è possibile anche una scelta di tre mappature (sistema D-Mode) che permettono di avere il motore più o meno prestante a seconda dei casi. La particolarità del propulsore della R1 risiedeva nei condotti di aspirazione ad altezza variabile, caratteristica mantenuta anche sul modello 2009. Un'altra importante novità risiede nel telaio Deltabox. Infatti oltre ad essere stato completamente ridisegnato, sono stati cambiati i materiali, il livello di rigidità e anche le dimensioni complessive. Il telaietto posteriore è in pregiato magnesio. Il forcellone mantiene la capriata di rinforzo verso il basso ma è stato anch'esso ridisegnato, alleggerito e dotato di nuovi valori di rigidità.
Nuova è anche la strumentazione, decisamente più futuristica e ricca di informazioni rispetto a quella del modello precedente. Cambiano anche la misura del pneumatico posteriore e le sospensioni, evolute rispetto alla R1 2008.
I colori per l'Europa sono tre: bianco, blu e nero. Per l'America le grafiche sono leggermente differenti e in basso potete notare i diversi accostamenti cromatici. Spero che il bianco-rosso venga importato da noi, in quanto colorazione "storica" di questo modello.
La moto verrà presentata in Australia, sul circuito di Eastern Creek nel mese di gennaio e sarà in vendita a partire da febbraio. Il prezzo dovrebbe aumentare rispetto al modello precedente e posizionarsi fra i 15.000 ed i 16.000 euro

Le sportive diventano sempre più performanti e innovative e sempre più simili a moto da competizione. Nonostante questo settore non spinga come una volta, le Case mostrano la loro forza tecnologica soprattutto in questo segmento di mercato, da sempre simbolo di prestigio e direttamente collegato a doppio filo con le corse. I valori di potenza sono esorbitanti per le nostre strade, ma "strozzare" queste belve non credo sia la mossa giusta.
Per me bisognerebbe far leva sulla "cultura della moto sportiva" e soprattutto sulle capacità di guida e sul buonsenso dei singoli individui magari tenendo conto anche delle esperienze passate di coloro che si avvicinano a questo tipo di prodotti.
Una mezza idea l'ho in testa...


Scheda Tecnica

Motore

Tipo:Raffreddato a liquido, 4 tempi, DOHC, 4 valvole, 4 cilindri paralleli, inclinati in avanti
Cilindrata: 998 cc
Alesaggio x corsa: 78,0 x 52,2 mm
Rapporto di compressione: 12,7:1
Potenza massima: 133,9 kW (182 CV) a 12.500 giri/min.
Coppia massima: 115,5 Nm (11,8 kg-m) a 10.000 giri/min.
Lubrificazione: Carter umido
Alimentazione: Iniezione
Frizione: In bagno d'olio a dischi multipli
Accensione: TCI
Avviamento: Elettrico
Cambio: 6 marce, sempre in presa
Trasmissione: Catena

Ciclistica

Telaio: Deltabox in alluminio
Sospensione anteriore: Forcella telescopica Ø 43 mm
Escursione anteriore: 120 mm
Sospensione posteriore: Forcellone oscillante a leveraggi progressivi
Escursione posteriore: 120 mm
Angolo di sterzo: 24°
Avancorsa: 102 mm
Freno anteriore: Doppio disco, Ø 310 mm
Freno posteriore: Disco singolo, Ø 220 mm
Pneumatico anteriore: 120/70 ZR17M/C
Pneumatico posteriore: 190/55 ZR17M/C

Dimensioni

Lunghezza: 2.070 mm
Larghezza: 715 mm
Altezza: 1.130 mm
Altezza sella: 835 mm
Interasse: 1.415 mm
Altezza minima da terra: 135 mm
Peso in ordine di marcia: 206 kg
Capacità serbatoio: 18 litri
Serbatoio olio: 3,73 litri

Dati soggetti a revisione, senza preavviso.

Yamaha YZF-R1 2009:







Yamaha YZF- R1 2009 (Usa):





Foto: Motoblog, Yamaha Italia e Yamaha USA

domenica 7 settembre 2008

Davida "Racing Series" helmets

Il casco più sicuro in assoluto e l'unico che consiglio di indossare è sicuramente quello integrale. Esso infatti, consente la protezione della mandibola ed è in grado anche di riparare il viso da eventuali corpi estranei in modo più efficace rispetto ad un casco jet con visiera "lunga" e/o con barra proteggi-mandibola, accorgimento recentemente introdotto su alcune proposte.

I caschi oggetto del post, sono i jet inglesi dell'azienda Davida, rifiniti a mano e davvero splendidamente realizzati che faranno sicuramente breccia in tutti gli appassionati del motociclismo dei vecchi tempi.
La gamma Davida si articola su sei tipologie di caschi jet, purtroppo non tutti omologati. Nel caso siate interessati a qualche modello, consiglio innanzitutto di controllare l'eventuale omologazione.
La gamma di caschi che ha catturato la mia attenzione è la "Racing Series", composta da "jet" NON OMOLOGATI (quindi non conformi alle normative di sicurezza previste per i caschi da moto) contraddistinti non solo dalla tipica forma "a scodella" che caratterizzava i caschi dei piloti negli anni '50 ma anche da grafiche, perfettamente replicate nei disegni e nei colori, dei campioni del passato quali Geoff Duke, John Cooper, Umberto Masetti, Luigi Taveri e molti altri ancora. Per un ovvio discorso legato alla sicurezza, questi caschi possono essere utilizzati esclusivamente come oggetti da esposizione.
Vorrei catturare però la vostra attenzione soprattutto sugli enormi progressi che sono stati effettuati in questo campo rispetto a sessant'anni fa, dove con questo tipo di caschi e semplici indumenti in pelle i piloti correvano con moto non molto lontane dalle prestazioni di oggi ma con ben altri telai, gomme e sospensioni, in circuiti, spesso stradali, privi di air-fence, vie di fuga, "asfalti drenanti" e molti altri accorgimenti.

Francè

PS: i caschi del marchio inglese non hanno un distributore a cui far riferimento ma una serie di concessionari ai quali poter chiedere eventuali informazioni. Attraverso il sito web (in inglese) Davida, cliccando su "Dealers", potrete conoscere i concessionari italiani che trattano il marchio.

Link: Davida Helmets


Umberto Masetti:


Geoff Duke:


John Cooper:


Luigi Taveri:


Esso Gunnerson:


Martti Pesonen:


Heinz Rozner:


Ray Pickrell:


Hugh Anderson:


Robb Bron:


Eric Hinton:


John Blanchard:


Tommy Robb:


Peter Williams:


Ralph Bryans:


Foto: Davida Helmets

giovedì 4 settembre 2008

Talamo #20

"Potrebbe essere.
Oppure no.
Forse vado qui.
Ma invece vado la'.
Trecentosessanta gradi di bussola.
E in mezzo ci sto' io, che ho dubbi.

Che oggi penso a te.
E domani, non lo so.
Succedono tante cose che io non riesco a vivergli dietro.
Cosi', ogni tanto, faccio il gioco che il mondo
l'avevamo chiuso nel '73.

Che tanto, tutta la mia felicita' esisteva gia'.
C'erano Battisti, Jim Morrison e le Mini Cooper,
il mare stava solo a Fregene,

una radio a pile era tutta la mia musica
e la tv aveva solo due canali.

C'era poco e volevo poco e il cuore mi si riempiva con pochissimo.
Col suono dell' Italjet mentre tornavamo a casa
le domeniche d'inverno.

C'era poco ma c'era tutto.
Non c'erano gli air bag ma c'era l'Harley (anche la Triumph)
non c'erano i calcoli pero' c'erano i SOGNI.
C'erano pochi soldi ed un sacco di ideali
che non si raggiungono mai.

E qualcuno ha smesso di sognare.
Di inseguire il cuore.
Di avere dubbi.
Bambini invecchiati senza piu' desiderio di diventare pompieri.
Di guidare una macchina rossa.
Di avere unna donna innamorata e una motocicletta cromata.
Tutto negato.
In cambio di un posto sicuro e una berlinuccia a 4 porte.

Io chiudo gli occhi.
E sogno piu' forte.
E spero che adesso che mi svegliero' tutto sara' come volevo io.
Con un grande cuore , le cromature e la musica.
E che tutto non cambi mai.

Che di bellezza e compagnia avro' sempre bisogno."


Carlo Talamo

mercoledì 3 settembre 2008

Triumph Thruxton 900 Special #2

La special che presento oggi era esposta allo stand Triumph al Salone di Milano del 2007. Questa cafè racer, basata sulla Triumph Thruxton 900, è stata allestita dalla casa inglese anche con l'intento di presentare gli scarichi Arrow dedicati alle bicilindriche della serie Classic.
I cerchi PVM con razze a Y, i freni Brembo con attacco radiale, le sospensioni Ohlins, il disco posteriore wave, il cruscotto digitale TransLogic, la sella rivestita in Alcantara, sono tutti particolari raffinatissimi che, seppur installati in una motocicletta dal sapore vintage, contribuiscono a rendere questa special raffinata e soprattutto, secondo me, stupenda da vedere e immagino guidare.
Anche su questa Thruxton è presente la modifica al forcellone, che permette l'installazione di una ruota posteriore dalle dimensioni più grandi. Volevo farvi notare anche le splendida piastre superiore ed inferiore della forcella e i semimanubri spioventi.
Ricordo ancora di essere rimasto una buona mezz'ora ad osservarla nei più piccoli particolari...
Seppur non stravolta nelle linee generali, la ritengo una delle più raffinate special Triumph su base Thruxton mai viste. Complimenti agli autori!

Francè







Foto: Racing Cafè, Motociclismo e Motorbike Sport

martedì 2 settembre 2008

Photo #21 - Cadwell Park

Della pista di Cadwell Park vi ho già parlato quando vi ho mostrato delle splendide foto di Jonathan Rea letteralmente "in volo" sulla particolare curva che contraddistingue questo tracciato inglese. La nona tappa del campionato britannico superbike si è disputata proprio a Cadwell Park domenica scorsa e in queste foto è possibile osservare come ciascun pilota interpreti in maniera diversa questo particolare circuito.

Da brividi!!

Francè


Byrne:


Haslam:


Harris:


Foto: Motorbike Sport

lunedì 1 settembre 2008

Suzuki GSX 1400 by Advantage

La Suzuki GSX 1400 che presento oggi è stata allestita dalla Advantage, azienda giapponese produttrice di parti speciali.
La moto non è stata stravolta, ma è stata dotata di tanti particolari che, con buon gusto, sono stati miscelati per ottenere una special che fa il verso alla GS 1000 S, storica quadricilindrica Suzuki degli anni '80, che potete osservare nell'ultima foto sotto, nella versione replica Cooley.
Il pezzo forte di questa GSX 1400 è sicuramente il cupolino che ricalca la storica antenata, ma non posso fare a meno di notare lo splendido scarico multicolore e i fantastici cerchi della Exact, davvero molto intonati allo stile da sport-naked che si è voluto dare a questa quattro cilindri purtroppo non più importata da noi.
Completano la dotazione degli ammortizzatori posteriori a gas Showa, il cupolino con trattamento a specchio e pedane in alluminio non reclinabili dal sapore racing. Questa moto, nonostante non sia stata trasformata in modo radicale, mi ha colpito non solo per la sua sobrietà, ma anche per l'evidente richiamo alla sua progenitrice.
Probabilmente, con i colori ufficiali Suzuki, avrebbe perso questo stile da bruciasemafori in "giacca e cravatta"...

Francè










Suzuki GS 1000 S Cooley Replica 1979:


Foto: Advantage Japan e Motorcycle Usa

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