domenica 17 agosto 2008

Harley-Davidson VRod Muscle 2009

Il 2002 è stato un anno importantissimo per l'Harley Davidson. Infatti, sei anni fa, è stato inserito in gamma un propulsore a dir poco innovativo, per la meccanica e soprattutto per la tradizione storica della casa americana.
Il propulsore in oggetto, denominato "Revolution" rispetto ai precedenti bicilindrici della casa americana è stato un progetto che ha tagliato completamente i ponti con il passato tanto da scindere in due categorie gli appassionati della casa americana: gli harleysti che non hanno accettato la novità e coloro invece che l'hanno accolta con entusiasmo.

Il Revolution, presente ancora nei listini Harley, è un bicilindrico a V di 60° inizialmente di 1130 cc e successivamente evoluto fino alla soglia dei 1246 cc. Il raffreddamento è a liquido, e le quattro valvole per cilindro sono comandate da due alberi a camme in testa.
L'alimentazione è ad iniezione elettronica. A parte l'iniezione, tutte queste scelte progettuali (escludendo le apparizioni nel mondiale superbike americano con la VR 1000) non erano mai state adottate dai precedenti bicilindrici, e questo deciso passo verso la moderna meccanica, votata soprattutto alle prestazioni, ha fatto storcere il naso a coloro che volevano il marchio Harley sempre fedele a se stesso e poco incline a proposte diverse dai canoni consueti cui la casa americana aveva abituato.

I modelli nati con il motore Revolution in questi anni non sono stati moltissimi, segno che la casa ha creato questa "famiglia" di moto per proporre un'alternativa ai modelli classici indirizzata prevalentemente ai clienti desiderosi di più cavalli e coppia e pensando anche a coloro che erano un pò scettici circa le prestazioni delle Harley raffreddate ad aria.


Per quanto riguarda la gamma 2009, l'Harley ha presentato una nuova proposta caratterizzata da un look molto moderno e da tagli di carrozzeria abbastanza netti e spigolosi. La moto è davvero molto bella e nel suo genere propone uno stile innovativo caratterizzato prevalentemente dal codone in cui sono integrate le frecce e lo stop. Mi piace molto anche il copriserbatoio e le tre viti che lo sorreggono.

Caratteristiche quali il peso di circa 307 kg e lunghezza di 2410 mm vengono esaltate da queste forme "muscolose" e mai nascoste. Questo sembra essere il concetto guida di quasi tutte le Harley della famiglia VRod. Molto intonati allo stile della moto i cerchi e anche la forma degli scarichi sdoppiati. Il propulsore di 1246 cc ha una potenza di 123 cv a 8000 giri/min ed eroga una coppia di 115 Nm a 6500 giri/min.

La frenata è affidata ad un impianto Brembo, con all'anteriore pinze a quattro pistoncini. Il dispositivo ABS è di serie e tutti i cablaggi sono stati resi invisibili. La frizione ha il dispositivo di antisaltellamento e la trasmissione finale, come su tutte le Harley, è a cinghia.

Il prezzo parte da 19000 euro e considerando l'elevato valore dell'usato che mantengono queste moto e anche la perfetta qualità con cui vengono realizzate rimane comunque non contenuto. La moto è disponibile in quattro colorazioni: Vivid Black, Dark Blue Denim (la mia preferita e di cui non sono riuscito a recuperare foto); Red Hot Sunglo, e Brilliant Silver. Con lo sterminato catalogo di parti speciali, inoltre, è possibile personalizzare la moto in tantissimi modi.

La famiglia VRod ha rappresentato la "svolta" nel mondo Harley, purtroppo non accettata da tutti. Ritengo che la casa americana abbia svolto un gran bel lavoro soprattutto perchè ha permesso allo "zoccolo duro" degli appassionati di rimanere fedele al marchio, proponendo e rinnovando le famiglie di bicilindriche raffreddate ad aria già conosciute, e nello stesso tempo catturare nuovi clienti, con le proposte spinte dal motore Revolution, tecnicamente e stilisticamente più moderne.

Francè











Foto: Motociclismo, Bikewalls, Total Motorcycle, e Motorcycle Usa

sabato 16 agosto 2008

Garage Diabolico #16 - Strada bagnata

Fonte: Curve e Tornanti

Prova - Triumph Tiger 1050 2008

Ripubblico la prova della Tiger, dopo i problemi riscontrati precedentemente.

Introduzione

Ho sempre ritenuto il rapporto uomo-motocicletta un connubio particolare, costituito per lo più da sensazioni, che la maggior parte delle volte è difficile esprimere attraverso parole. Nel momento in cui si descrive il comportamento di una moto, e mi riferisco prevalentemente agli articoli che compaiono sulle riviste specializzate, credo che si debba partire da un presupposto fondamentale: la fiducia del lettore nei confronti del tester. Il tester deve essere capace di descrivere, nella maniera più oggettiva possibile il comportamento della motocicletta e nello stesso tempo essere in grado di cogliere pregi o difetti che emergono durante l'utilizzo. I tester delle riviste di moto oggi, salvo alcuni casi, sono obbligati a rispettare tempi di consegna/restituzione delle moto abbastanza brevi, e molto spesso, oltre a provare moto in rodaggio, non colgono quelle particolarità che solo un uso più intenso e prolungato della moto permette di recepire.
Con la prova della Triumph Tiger, provo a darvi una mia interpretazione di questa moto, individuando i pregi e i difetti, secondo il mio punto di vista, in quasi 2500 km di utilizzo. La scelta del chilometraggio non è casuale. Per essere pù completo possibile, infatti, mi è sembrato opportuno terminare il rodaggio, eseguire il primo tagliando, e scoprirla effettuando anche un viaggio. Il tester, aspetto non meno importante, non deve "assuefarsi" ai difetti della moto, ecco perchè un chilometraggio relativamente breve permette di cogliere sfaccettature che poi, con l'avanzare dei km, possono essere considerate "normali".

Termino dicendo nuovamente che descrivere il comportamento della moto è qualcosa di molto personale, che non solo dipende dal bagaglio di esperienze passate che il tester ha, ma anche da fattori quali l'altezza, il peso, che possono anche cambiare l'opinione su un particolare aspetto, quale ad esempio protettività, o confort generale. Le prove non vanno prese come "unica opinione esistente" ma per lo più come un parere spassionato e, soprattutto, sincero. Non sono in grado di proporre rilevamenti strumentali, ma per quanto riguarda i freddi numeri, basta leggere qualsiasi giornale. Ah quasi dimenticavo, sono alto quasi 185 cm, e peso circa 95 kg.

Tiger Story

Il nome Tiger, per la Triumph, non è nuovo. Ereditato da un'agile bicilindrica prodotta dal marchio inglese negli anni '50-'60, la Tiger per come la intendiamo oggi, cioè maxi-enduro, è nata nel 1993 con un propulsore tre cilindri in linea di 885 cc, alimentato a carburatori. Nel corso degli anni questo modello ha conosciuto un aumento di prestazioni e una linea via via sempre più moderna e votata alle strade asfaltate.

Triumph Tiger 900 1993:

Nel 1999 la cilindrata passa a 955 cc e l'alimentazione diventa ad iniezione elettronica. La moto subisce un deciso restyling alla linea generale, molto più arrotondata, e caratterizzata sempre dal doppio faro anteriore. Questa moto rimane in commercio dal 1999 al 2001.

Triumph Tiger 900 1999:

Nel 2002 la moto viene equipaggiata con un nuovo propulsore, un pò più potente e performante. La cilindrata rimane invariata e i cavalli diventano 105 a 9200 giri/min. Dopo quasi 3 anni di commercializzazione, la Tiger nel 2007 subisce un importante rinnovamento. I cambiamenti sono rilevanti e consistono soprattutto in una definitiva stradalizzazione del modello, nell'adozione del propulsore di 1050 cc e di un'estetica più moderna, a cui ha contribuito alla realizzazione, il famoso centro stile italiano Marabese. Le ruote sono da 17 pollici, con le stesse misure della "sorella" naked, la Speed Triple. I colori per l'anno 2008 sono: Fusion White, Jet Black, Caspian Blue e Blazing Orange. La garanzia è di due anni e la moto è omologata secondo la normativa Euro 3. La Tiger costa 10.500 euro. La moto è disponibile anche con impianto ABS al prezzo di 11.400 euro.

Linea
La linea della moto, come già detto prima, si è "stradalizzata". Il design è caratterizzato dal frontale molto aggressivo, dominato dal doppio gruppo ottico (che garantisce buone doti di visibilità anche in guida notturna) e dal singolo scarico posizionato sul lato destro. Il disegno del forcellone è davvero molto bello, ed è simile a quello che è possibile trovare su moto sportive. Molto moderno è anche il disegno dei cerchi, davvero intonati allo stile generale della moto.




Posizione di guida
Appena si sale in sella, la moto accoglie molto bene il suo pilota. Le pedane e il manubrio sono posizionate in modo corretto e anche per lunghe percorrenze segni di affaticamento sulle braccia non se ne avvertono. Si è inseriti "all'interno" della moto e anche il serbatoio, con le sue svasature, è in grado di accogliere piloti alti. Per quanto riguarda il cupolino, con la mia altezza, ho avvertito qualche problema in termini di turbolenza, dato che il flusso d'aria è proprio diretto verso la visiera del casco, e per essere proprio precisi, lo preferirei o più alto o più basso. Questa via di mezzo non è di mio gradimento. In commercio ci sono comunque delle ottime alternative, e si può prendere spunto proprio dal ricco catalogo di accessori che Triumph allestisce per ogni suo modello. La visibilità garantita dagli specchietti retrovisori è molto buona, e mi piace anche il loro disegno arrotondato.
Per quanto riguarda il passeggero, esso è posizionato leggermente più in alto del pilota, e gode di una sella davvero confortevole. Molto comode e ben realizzate anche le maniglie del passeggero, che si integrano bene nella linea della moto. Per i macinatori di km, consiglio la sella in gel, disponibile nel catalogo accessori, che contribuisce a rendere meno faticose le giornate in sella.

Motore
Il motore della Tiger, è il vero "piatto forte" di questa maxi-enduro inglese. Il motore è un tre cilindri in linea, dotato di 114 cv a 9400 giri/min e circa 100 Nm a 6250 giri/min. La particolarità di questo propulsore, risiede nell'estrema dolcezza e linearità di erogazione, che unita a ottimi valori di coppia ai medi regimi, consente di utilizzare una guida davvero fluida in qualsiasi condizione di carico e percorso. Il motore spinge bene già dai 1500 giri//min e la sensazione che si ha è quella di avere un motore molto pronto, reattivo, e "pieno" fino a 9000 giri/min, regime dal quale si avverte un calo della spinta e del vigore, fino ad arrivare alla zona rossa del contagiri. L'erogazione è molto dolce, e sembra davvero di avere sotto il sedere un propulsore elettrico. Queste sensazioni si avvertono praticamente in qualsiasi rapporto.
L'unico appunto, peraltro non imputabile al propulsore ma all'omologazione Euro 3, è caratterizzato da leggeri "sussulti" e irregolarità nell'avanzamento quando si procede con marce basse e apertura del gas costante. Difetto poco problematico, e risolvibile con l'adozione di uno scarico aperto. Il suono del motore, conoscendo la splendida sinfonia dei tre cilindri inglesi, è molto al di sotto delle sue reali potenzialità. Continuo nel definire il motore a tre cilindri, il miglior propulsore per un utilizzo stradale. I consumi dipendono molto dallo stile di guida utilizzato dal pilota e non mi sono parsi comunque contenuti.

Cambio e frizione
Il cambio della Tiger, risulta, a mio avviso, poco accordato con le splendide potenzialità del motore. Infatti, in molte occasioni, risulta lento e rumoroso.
Dopo il cambio d'olio di primo equipaggiamento, normalmente utilizzato su tutte le moto nuove, la situazione migliora molto, ma non del tutto. La precisione negli innesti è buona, e le sfollate, per ora, sono praticamente sconosciute. La "lentezza" del cambio risulta d'impaccio soprattutto quando si vuole godere delle splendide qualità ciclistiche e motoristiche che la moto possiede, magari su qualche bel percorso di montagna effettuato con guida più sportiva. Il rumore nel cambio di rapporto, non sempre presente, può essere evitato cercando di cambiare al giusto regime di rotazione del motore e tirando bene la frizione. Quest'ultima, comandata a filo, ha uno stacco preciso e non richiede particolare sforzo fisico nell'azionamento.

Ciclistica
La moto è dotata di forcella upside-down regolabile e posteriormente di un ammortizzatore a gas, anch'esso regolabile, dalla taratura medio-morbida. Molto spesso, sulle strade pietose che sono costretto a frequentare e piene di rattoppi e buche, si ha un comportamento abbastanza secco, decisamente avvertibile. Il telaio è a doppio trave e altra chicca di questa moto è lo splendido forcellone, con capriata di rinforzo, molto ben realizzato.
A parte la taratura della forcella, a mio avviso un pò troppo morbida, la moto è molto stabile nei curvoni ad alta velocità e si disimpegna molto bene anche nei tornanti, aiutata dal tiro vigoroso del propulsore. La ciclistica, nel suo complesso, è veramente ben studiata e sembra realizzata per soddisfare qualsiasi tipo di guida. La moto è molto sincera in qualsiasi tipo di percorso e le reazioni sono tutte molto prevedibili. Le gomme di primo equipaggiamento, mi sono sembrate davvero azzeccate sia per quanto concerne il grip, che per il loro "contributo" nel rendere "sincera" ed "amichevole" la moto. Guidare la Tiger sui tornanti è un vero piacere, e a rendere gustosa l'esperienza di guida sono proprio la possibilità di guidare senza preoccuparsi di reazioni scomposte e la possibilità di essere perdonati dalla moto nel caso di sbagliata scelta di rapporto. Per quanto riguarda la maneggevolezza, non essendo piccolo di taglia, l'ho trovata buona. Il peso, distribuito bene e anche in altezza, permette di avere un certo livello di confidenza anche a basse velocità.

Frenata
La Tiger è dotata di un doppio disco anteriore, con pinze Nissin a 4 pistoncini e dischi da 320 mm. L'attacco delle pinze è radiale. La frenata, a mio avviso, è migliorabile. Nonostante l'impianto non pecchi in quanto a potenza frenante, il feeling che si ha sulla leva non mi è parso granchè. Alla prima parte della corsa della leva, corrisponde un aumento progressivo della potenza frenante, ma più si aumenta la pressione sulla leva, più sembra mancare il mordente che ci si aspetta. Le sospensioni morbide poi, contribuiscono a repentini trasferimenti di carico, non molto gradevoli in condizioni di guida un pò più veloce di cui parlavo prima. Sul mio esemplare, le frenate intense e prolungate sono anche accompagnate, alcune volte, da intensi fischi. Il freno posteriore, ha un comportamento sincero. Forse una corsa più ridotta della leva contribuirebbe ad aumentare il feedback con la frenata.


Guida

La moto, data la posizione di guida molto comoda, si presta a molti percorsi. In città, come tutte le moto di grossa cilindrata, soffre il caldo, ma si destreggia molto bene tra le auto. In autostrada, il cupolino e tutta la parte anteriore della moto, proteggono il pilota davvero efficacemente, contribuendo a rendere la guida rilassante. Qualche vibrazione è presente ai medi regimi e si ripercuote poi sui semimanubri. A mio avviso, queste vibrazioni sono del tutto sopportabili. I percorsi ricchi di curve, sono il vero ambiente naturale di questa moto. Le doti eccezionali del motore, unite ad una ciclistica davvero a punto permettono di divertirsi in tutta sicurezza e soprattutto con poco stress. La moto scende in piega in maniera del tutto naturale, senza forzature, e il limite, come quasi sempre accade, è stabilito dal pilota e non dalla moto.

Strumentazione
La strumentazione è composta dal contagiri con sfondo nero, un piccolo display ricco di informazioni e una serie di spie. All'interno del contagiri è presente un ulteriore display in cui è presente il tachimetro più il contachilometri totale e due parziali. I numeri sono abbastanza piccoli. Le informazioni che la strumentazione fornisce sono molteplici, si va dai km che separano dal rifornimento fino all'orologio, al consumo istantaneo. Avrei gradito l'indicatore di marcia. Il cockpit è molto compatto e a parte il problema dell'indicatore carburante, tutte le informazioni sono ben visibili anche di giorno. Dell'affidabilità dell'indicatore del carburante ne parlo successivamente.


Finiture

Le finiture non sono eccellenti, e alcuni particolari sono realizzati in maniera approssimativa. Parlo di alcune verniciature e dei tubi del radiatore che presto diventano di color marrone. Il cupolino si graffia molto facilmente, per cui fate attenzione nel momento in cui lo lavate.
Inserisco sotto il termine finiture tre aspetti abbastanza fastidiosi, ma comunque risolvibili. Il primo è dato dalla assoluta imprecisione del livello carburante presente sulla strumentazione. Consiglio di memorizzare più che altro i km che si percorrono con un pieno. L'altro aspetto a cui si è prestato poca attenzione riguarda la lunghezza del paracatena presente sul lato sinistro del forcellone. L'elemento in plastica è troppo corto, per cui vi troverete con il grasso della catena, sulla parte inferiore del codone. In questo caso o provvedete all'acquisto di un paracatena più lungo oppure...dovrete pulire periodicamente il tutto. Il terzo aspetto riguarda principalmente i rumori di trasmissione che durante la marcia, capita di sentire, soprattutto in presenza di buche. Il rumore della catena che sbatte sul forcellone, è abbastanza frequente. Sulle versioni 2008 la sella è stata rivestita con un materiale antiscivolo.

Conclusioni
A parte alcuni difetti, sostanzialmente non gravi e che richiedono una certa "convivenza", la moto è davvero ben riuscita. Il design, privo di forzature e caratterizzato dal grosso terminale di scarico, le dona una certa personalità e la distingue dalle altre moto, in questo segmento davvero parecchio "affollato". Per utilizzare un unico termine, definerei questa moto equilibrata. E' una moto per viaggiare, per andare al lavoro , per passeggiare in due comodi, e anche per divertirsi sui tornanti. Una moto polivalente, europea, ad un prezzo da giapponese. Aggiungeteci un motore favoloso, una linea originale, una guida rilassante e le caratteristiche per piacere ci sono tutte.


Foto: Fedro Triple, triumphtiger.it, e Motorcycle Usa

venerdì 8 agosto 2008

Buone Vacanze!

Apro questo post per augurare a tutti i miei lettori delle buone vacanze! Come potrete notare, prima di partire, ho voluto arredare il cafè con dei bellissimi "quadri" e con l'immancabile cartello che ogni locale per motociclisti, a mio avviso, deve avere. Spero che l'arredamento sia di vostro gradimento!
Tengo a precisare, che tutti i marchi, le foto, i loghi e i disegni sono dei rispettivi proprietari.
Riprenderò a scrivere la settimana prossima.
Lamps a tutti

Francè

lunedì 4 agosto 2008

Ciao Craig

Apro questo post con grande dolore, riflettendo sull'aspetto più macabro e violento del motociclismo, sport che amo.
Ieri, durante la gara delle Supersport sul circuito inglese di Brands Hatch, a seguito di una violenta imbarcata con la sua Honda CBR 600, ha perso la vita il ventitreenne Craig Jones, giovane promessa del motociclismo britannico. La caduta è stata violentissima, e il pilota dopo essere stato disarcionato dalla sua moto è stato colpito violentemente anche dal pilota che lo seguiva, l'australiano Andrew Pitt, che nulla ha potuto fare per evitare Craig. Il pilota è deceduto questa notte a seguito delle gravissime lesioni riportate.
Alla famiglia, vanno le mie più sentite condoglianze.

Francè

Foto: Motociclismo

mercoledì 30 luglio 2008

Kawasaki W 400 2008

Nella categoria della moto classiche fino a 400 cc, la proposta Kawasaki per contrastare sul suolo giapponese la Honda CB 400 SS e la Yamaha SR 400, è denominata W 400. Questa moto non è nuova per noi, dato che è stata importata in Italia nella cilindrata di 650 cc dal 1999 al 2005 senza riscuotere un grande successo. In Giappone, attualmente, questa moto viene venduta in entrambe le cilindrate.

La versione di 400 cc, nel suo segmento di mercato, è la più sofisticata tecnicamente. Il propulsore, rispetto alle altre due avversarie già citate, è un bicilindrico parallelo con comando distribuzione a coppie coniche, manovellismo a 360°, 4 valvole per cilindro e alimentazione a carburatori, esattamente come la versione importata in Italia. Lo stile della moto è volutamente classico e ricorda per certi versi quello delle Triumph Bonneville degli anni '60 che tanto successo hanno riscosso in tutto il mondo.

I soffietti sugli steli della forcella, gli scarichi a bottiglia, il freno posteriore a tamburo, e il parafango anteriore in alluminio contribuiscono a rendere "vintage" questa bicilindrica che per il 2008 viene proposta in tre colorazioni, tutte abbastanza sobrie. L'anno scorso era presente in gamma, un verde metallizzato, a mio avviso davvero molto azzeccato (ultima foto sotto) che purtroppo quest'anno non è presente.

Come ho già detto prima, nella versione di 650 cc, questa moto non ha riscosso molto successo in Italia, sia per l'arrivo della Triumph Bonneville agli inizi del 2000, e sia perchè poco supportata dalla casa.
A mio avviso, incrementando di poco la cilindrata e proponendo diversi allestimenti (ad esempio cafè racer, scrambler e dirt track) la bicilindrica di Akashi potrebbe avere ben altro apprezzamento in un mercato ormai maturo per questo tipo di proposte.

Francè





Kawasaki W 400 2007:


Foto: Kawasaki Japan

martedì 29 luglio 2008

Minichamps Rossi Collection

Dopo avervi presentato delle eccezionali riproduzioni in scala di motociclette entrate nella storia, oggi propongo una collezione, creata dalla Minichamps e dedicata a Valentino Rossi, che non solo è costituita dalle moto guidate dal campione pesarese (scala 1:12) sin dall'inizio della sua carriera agonistica, ma anche da figurine e caschi del pilota perfettamente riprodotti.

Dopo aver ottenuto la licenza per l'utilizzo di loghi e simboli, la Minichamps non si è limitata alla riproduzione fedelissima dei dettagli di tute, guanti, stivali, ma ha anche curato nei minimi particolari le strane posture del pilota italiano divenute ormai famose.
Queste figurine possono anche essere tranquillamente posizionate sulle moto dedicate, dato che sono state studiate per essere perfettamente integrate nella moto non solo "fisicamente" ma anche tenendo conto delle proporzioni generali.

L'idea di proporre figurine di piloti non è nuova, infatti qualche anno fa la giapponese Tamiya, produttrice di modellini e diretta rivale della Minichamps nella realizzazione di motociclette in scala realizzate con elevatissima cura, ci aveva già pensato proponendo delle figurine di Kenny Roberts e Freddie Spencer.
Spero che la Minichamps estenda queste fantastiche riproduzioni anche ad altre leggende del motociclismo!

Francè

PS: Le moto da corsa di Rossi e non sono moltissime, visitate il sito se cercate qualche modello particolare! Il link è nella sezione.

Caschi:





Figurine:











Moto:








Foto: Minichamps

lunedì 28 luglio 2008

Talamo #19

"Quando ero piccolissimo volevo essere libero.
Dagli ordini.
Dai gridolini della nonna.
Dal pasticcio di carne della Domenica.
Io ho sempre voluto essere libero.
La libertà è una cosa che non c'è sempre.
Non c'è sempre.
Ma quando sta con te ti fa respirare bene.
Ti fa stare forte e però buono.
Come una giornata in campagna a pescare le rane.
Come una serata davanti alla tv quando i genitori sono fuori.
La libertà non la puoi mica toccare.
O spiegare.
Neppure regalarla.
La puoi soltanto aspettare.
E riconoscere.
E stare contento quando c'è.
Io, oggi che il tempo è passato e la nonna è andata via,
ogni tanto prendo la moto, e vado in giro.
E mi sento libero.

Vado piano. Guardo in giro.

Annuso i profumi e il diesel dei camion.
Cambio le marce e cambio strada.
La motocicletta è la mia libertà."

Carlo Talamo

mercoledì 23 luglio 2008

Buell 1125 CR 2009

La Buell è stata fondata nel 1987 dall'omonimo presidente e capo-progettista Erik Buell ed è diventata di proprietà Harley-Davidson nel 1990, anno in cui entrò nel capitale sociale della casa fondata da Erik. Oggi la Buell è una solida realtà industriale, che ha in tutto il mondo moltissimi appassionati e seguaci. La Buell, al pari di Triumph e MV Agusta, è un marchio di nicchia che cerca di distinguersi proponendo tre importanti principi guida nell'evoluzione e nello sviluppo delle motociclette che costruisce: agilità, compattezza e leggerezza. Tutti questi fattori distinguono queste moto che fino all'anno scorso erano equipaggiate con il motore Harley-Davidson di 1200 cc. Il 2008 è stato un anno importantissimo per la Buell, che dopo aver commissionato un inedito bicilindrico alla austriaca Rotax (che collaborò in passato alla realizzazione del bicilindrico Aprilia V60), denominato Helicon, ha non solo inaugurato una nuova famiglia di motociclette di elevate prestazioni, ma ha anche compiuto un taglio netto con la tradizione, dato che le Buell erano conosciute prevalentemente per essere equipaggiate con motori di produzione Harley.
Il 2008 è stato il primo anno di commercializzazione di questo nuovo propulsore, che almeno in Italia, installato nella semi-carenata 1125 R, ha soppiantato la famosa Firebolt, ancora in commercio negli Stati Uniti.

1125 CR 2009

Per il 2009 la Buell, come di consuetudine per il gruppo Harley-Davidson, ha presentato con largo anticipo rispetto alla concorrenza la sua gamma. La novità principale risiede nella nuova naked- cafè racer, denominata 1125 CR, dove la sigla CR sta appunto per Cafè Racer. La moto ha una linea molto particolare e senza incertezze posso dire che è la classica moto che si ama o si odia. Non credo ci siano mezze misure. La linea è molto strana, e deriva strettamente dalla 1125 R, da cui derivano anche la maggior parte delle soluzioni tecniche. E' una reiterpretazione moderna delle cafè racer, e i semimanubri lo testimoniano. Vista di lato, ho avuto l'impressione che i progettisti si siano ispirati al toro della Red Bull per disegnare questa moto!
Il motore che equipaggia questa moto è il già citato bicilindrico trasversale Helicon a V 72° di 1125 cc, raffreddato a liquido, con quattro valvole per cilindro e dotato di ben 146 cv a 9000 giri/min e coppia max di 111 Nm a 8000 giri/min. La frizione è dotata di sistema antisaltellamento ed è azionata da un comando idraulico. L'alimentazione è ad iniezione elettronica. Il telaio è scatolato a doppio trave perimetrale che svolge anche la funzione di serbatoio del carburante. I freni sono entrambi a disco (notate la posizione della pinza posteriore invisibile nella vista laterale e nascosta all'interno del forcellone) con all'anteriore la pinza a 8 pistoncini che morde il disco singolo perimetrale di 375 mm di diametro. La forcella è a steli rovesciati e, come da tradizione, la trasmissione finale non è a catena ma a cinghia dentata.
A parte gli specchietti retrovisori, con integrati gli indicatori di direzione, non adeguati allo stile della moto, la moto in generale esce fuori dal coro e propone concetti nuovi che possono piacere o meno. A me piace davvero, soprattutto nella colorazione nera.
Al prezzo di 12.195 euro la moto si inserisce perfettamente nel suo segmento di mercato ovvero le naked ad alte prestazioni, ruolo non perfettamente eseguito dalla sorella XB-12S dotata del motore Harley. I colori sono due: midnight black e racing red.

Francè












Scheda Tecnica

Motore
Motore: Helicon™ a "V" 72°, a quattro tempi, raffreddato a liquido, DOHC, 4 valvole per cilindro comandate da bilanceri a dito e regolazione del gioco a pastiglie
Alessaggio per corsa: 103.00 mm x 67.50 mm
Cilindrata: 1125 cc
Rapporto di compressione: 12.3 : 1
Sistema d'alimentazione: Doppio corpo farfallato downdraft con diffusori da 61 mm, iniezione elettronica DDFI III
Aspirazione: Airbox a resistenza 0, presa d'aria dinamica
Sistema di scarico: Camera di risonanza a tre vie, risuonatore di Helmholtz e montaggio sotto il motore per la centralizzazione delle masse.
Coppia (Direttiva UE 95/1CE): 111 Nm / 82 ft. lbs. a 8000 giri/min
Cavalli (Direttiva UE 95/1CE): 146CV / 109 kW @ 9800 giri/min
Capacità carter olio: 2.6 L

Ciclistica
Telaio: Telaio nero in alluminio, serbatoio carburante all'interno del telaio
Forcella: Forcella a steli rovesciati Showa® da 47 mm con possibilità di regolare precarico della molla, freno in compressione ed estensione
Ammortizzatore posteriore: Showa® con serbatoio remoto sotto la sella e possibilità di regolare precarico della molla, freno in compressione ed estensione
Cerchio anteriore: In lega d'alluminio, ZTL™ a 6 razze
Diametro: 17 pollici
Larghezza: 3,5 pollici
Cerchio posteriore: In fusione d'alluminio, a 6 razze
Diametro : 17 pollici
Larghezza: 5,5 pollici
Frenio anteriore: Freno di tipo ZTL, 8 pistoncini, 4 pastiglie, disco flottante da 375 mm in acciaio inossidabile
Freno posteriore: Disco in acciaio da 240 mm, doppio pistoncino, pinza a montaggio diretto sul forcellone
Corsa della sospensione
Ruota anteriore: 120 mm
Ruota posteriore: 127 mm

Trasmissione
Trasmissione primaria: Ingranaggi elicoidali,rapporto di trasmissione: 1,806:1
Trasmissione finale: Cinghia in Veyance® Hibrex® rinforzato con fibre aramidiche passo 14 mm realizzata con tecnologia Flexten® Plus, rapporto di trasmissione 2,815:1
Frizione: Multidisco, a bagno d'olio, antisaltellamento HVA™ (Hydraulic Vacuum Assist),ad azionamento idraulico
Trasmissione: 6 marce, ingranaggi a denti dritti

Dimensioni
Lunghezza complessiva: 2066 mm
Larghezza complessiva: 744 mm
Altezza sella: 778 mm
Luce a terra: 138 mm
Angolo di inclinazione cannotto sterzo: 21.0º
Angolo di inclinazione forcella: 21.0º
Avancorsa: 84 mm
Interasse: 1389 mm
Pneumatici:
Anteriore: Pirelli® Diablo® Corsa III 120/70 ZR-17
Posteriore: Pirelli® Diablo® Corsa III 180/55 ZR-17
Capacità serbatoio carburante: 20.1 L
Capacità di riserva carburante: 3.0 L
Peso a secco: 170 kg
Peso a pieno carico: 386 kg
Capacità di carico: 177 kg

Garanzia: due anni, chilometraggio illimitato
Prezzo: 12.195 Euro

Foto: Buell e Motorcycle Usa

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