domenica 17 febbraio 2008

Planet Japan - Introduzione

Con questo post inauguro una nuova sezione che potrebbe interessare alcuni miei lettori. In questo "luogo" darò spazio a motociclette che in Italia, se non attraverso il "mercato parallelo" (composto da distributori di moto distinti dagli importatori ufficiali delle case e dai consueti canali di vendita), probabilmente non vedrete mai.
L'unico Paese che ha una gamma "anomala" di moto diversa dal resto del mondo è il Giappone (ovviamente escludo luoghi in cui la moto come la intendiamo noi deve ancora nascere). Infatti, nonostante nella terra del Sol Levante ci siano le quattro case produttrici di motocicli più grandi al mondo, la moto non è ben vista, anzi è quasi vittima di una vera e proprio campagna persecutoria. Basti pensare a difficili e costosi esami da superare per ottenere la patente di guida, la garanzia di un posto di ricovero per il mezzo e il divieto di trasportare passeggeri. Inoltre, fino all'anno scorso c'era il divieto di vendere per i costruttori giapponesi, moto che oltrepassassero i 100 cv. Questo divieto escludeva le moto d'importazione. La Yamaha R1, ad esempio, era costretta quindi ad uscire dal Giappone e poi rientrare per poter essere venduta. Infatti la moto, proveniente dall'estero non era cosi soggetta a limitazioni di sorta. Tutti questi movimenti per "aggirare" la legge, avvenivano, e credo avvengano tutt'ora in misura minore, per conto di società (la più famosa è la Presto Corporation che reimporta Yamaha) legate alle case ma comunque "distaccate" fiscalmente. La scelta di moto di 400 cc quindi era la migliore, prima dell'abolizione dell'obbligo, per costi e prestazioni, sia da parte dell'utente che da parte dei costruttori. Inoltre è capitato, come nel caso della Hornet 600 del 1998, che il modello nato prima per il mercato giapponese (nella cilindrata di 250 cc) poi si sia "evoluto", in dimensioni e cilindrata, per venire incontro ai vari mercati europei.

Siamo comunque in una fase di transizione e già nel sito giapponese della Yamaha, cominciano a fare capolino le moto di grossa cilindrata che si vendono anche da noi.
In definitiva, credo, che l'abolizione di questo obbligo sia stato effettuato per arginare la caduta libera di immatricolazioni di motocicli sul suolo nipponico. Nella stagione 2008, i modelli giapponesi fino a 400 cc sono molti e mi sembra interessante proporvi alcune di queste moto che, per le riviste e i siti di informazione del settore, non esisterebbero. Riproporrò anche modelli che da noi hanno finito la loro carriera commerciale mentre in Giappone sono ancora in vendita.

PS: difficilmente sarò in grado di proporre schede tecniche.

venerdì 15 febbraio 2008

Moriwaki MD 250 H

La volontà di far scomparire dal Motomondiale le classi 125 e 250 a due tempi e di sostituirle con moto dotate di propulsori a quattro tempi non è recente. Ultimamente, il dibattito è diventato più aspro perchè, a livello mondiale, case europee come Aprilia e Ktm hanno già stanziato dei budget importanti per lo sviluppo delle loro moto e l'idea (supportata dalla Honda in particolare) di cambiare tipologia di propulsori, non è, a detta loro, vantaggiosa sia per un discorso relativo alla formazione dei piloti, sia per la creazione, lo sviluppo e il collaudo di motori completamente nuovi e quindi di costi aggiuntivi per raggiungere la competitività che ora garantiscono le due tempi. Un motore a quattro tempi, infatti, è molto più costoso di uno a due soprattutto a livello agonistico, basti pensare alle revisioni di cui necessita e alla intrinseca complessità meccanica.

L'idea quindi di abbandonare le due tempi non è nuova e tempo fa, sia Honda che Yamaha realizzarono degli ibridi (presentati in Giappone) a quattro tempi in modo tale da venire incontro sia ad esigenze di costi che di competitività dei mezzi. Le moto che vennero realizzate consistevano nell'adozione di motori monocilindrici di 250 cc derivati da quelli utilizzati nelle competizioni cross abbinate a ciclistiche di derivazione GP. Pensavo che queste moto fossero scomparse definitivamente ma la Moriwaki, azienda da sempre impegnata con Honda nelle corse, ha realizzato la MD 250 H che verrà utilizzata quest'anno in America in un campionato per permettere ai giovani talenti di imparare le tecniche della guida in pista a livello agonistico.Il propulsore della moto è appunto il monocilindrico di 250 cc che equipaggia la CRF 250 X (modello da cross della Honda), ovviamente con gli opportuni adattamenti.

Non so se questo genere di moto possa avere un futuro nelle corse, mi dispiace però che si cerchi di far morire a tutti i costi il due tempi nonostante sia molto conveniente a livello di costi di gestione e sicuramente molto formativo per la guida veloce in pista. La curiosità di guidare una moto del genere però rimane...magari con il monocilindrico di 450 cc presente in gamma Honda.

Francè

PS: Notate dalle foto quanto sia piccola e compatta la moto!






Foto : USGPRU

Bike Expo Special Ducati #4

Questa special Ducati molto singolare faceva mostra di sè allo stand Zard (azienda che produce scarichi ad alte prestazioni). La base di partenza credo sia una Multistrada a cui è stato montato un codone costruito artigianalmente e con relativo telaietto reggisella. La dotazione è di primo livello e infatti, oltre alla notevole quantità di carbonio, spiccano la forcella e l'ammortizzatore Ohlins, i cerchi Marchesini e l'impianto frenante Beringer. Lo scarico è costruito dalla Zard e vorrei che vi soffermaste sulle particolarissime saldature, molto visibili in foto, che compongono i collettori: il lavoro è a dir poco maniacale e curato. Il faro anteriore proviene da una Yamaha MT-03, mentre "l'unghia" in carbonio che spicca dal codone proviene da una Aprilia RSV Mille. La sella è in alcantara nera e notevole è stato il lavoro di riposizionamento del radiatore dell'olio e l'occultamento dei vari cablaggi.
Il risultato, a mio avviso è veramente pregievole e curato...l'unico particolare che avrei modificato, probabilmente, è il faro anteriore. Davvero complimenti al/ai preparatore/i, di cui non conosco, purtroppo, il nome/i.





Foto: Racing Cafè

Garage Diabolico #3 - Gas Station

Fonte: Curve e Tornanti

giovedì 14 febbraio 2008

Honda CB 1100 R Concept 2007

Una delle moto più belle presentate nel 2007, a mio avviso, è stata la Honda CB 1100 R. Questa concept è stata presentata al Salone di Tokyo insieme ad una versione naked denominata CB 1100 F, di cui mi occuperò in seguito.
Dotata di un motore quattro cilindri in linea raffreddato ad aria questa Honda richiama alla mente un altro fantastico modello della casa dell'ala dorata da cui trae ispirazione: la CB 1100 RC del 1983 (ultima foto sotto). Il telaio in tubi, i doppi ammortizzatori a gas e il mitico tricolore Honda contribuiscono a donarle un look anni '80 che la rende praticamente unica nel suo genere.
La novità di questa Honda, secondo me, sta proprio nell'essere ispirata a moto più recenti rispetto alle sue concorrenti dirette, un nome su tutte le Ducati della serie Sport Classic che sono state create tenendo a mente realizzazioni mitiche ma, di circa un decennio più "anziane".
Lo stesso discorso fatto per la Ducati vale anche per la Triumph Thruxton, decisamente più classica e meno votata alla prestazione pura a cui questa Honda sembra alludere.
La Honda, quindi, interpreta in modo originale il filone "vintage" in un segmento di mercato in cui non poteva, data la sua prestigiosa storia, mancare. Di questa moto mi sono innamorato sin dal primo momento in cui l'ho vista, tanto che potrei considerarla, nel caso in cui venisse prodotta, come la mia prossima moto. I vertici Honda, infatti, sono ancora indecisi se metterla in produzione e nel caso ci sia risposta affermativa, questa splendida moto sarebbe destinata al mercato americano e giapponese.
Mi rivolgo alla Honda Italia sperando che il nostro Paese venga preso in seria considerazione per la commercializzazione di questa CB: perchè privare uno dei mercati più importanti a livello mondiale per la vendita di moto di questo gioiello?

Francè

PS: la moto che vedete in foto mi sembra ancora piuttosto "acerba" per poter essere industrializzata, basti pensare alle varie omologazioni e normative antinquinamento. Mi auguro che sostanzialmente rimanga cosi.







Honda CB 1100 RC 1983:


Foto : Sameerkumar, Motoblog e Raptors and Rockets

mercoledì 13 febbraio 2008

Talamo #4

"Succede così.
Succede molto spesso.
Che il mondo diventi scuro.
E le giornate di ferro.
Io me ne frego.
Io c'ho la moto.
Che è bassa.
Con le cromature.
Nerissima.
Che con le vibrazioni ci sposto la dentiera a quella del quarto piano.
Io con la mia moto ci vado a spasso.
Da solo.
Non guardo nessuno.
Soltanto quello che stà oltre la strada.
Mi piacciono le pecore.
E molto le galline.
I contadini nei campi.
E se vedo le margherite tiro su forte col naso.
Spesso non sento nulla.
A volte mi aspiro un moscerino.
Quando ci son le curve guardo l'asfalto e le sue buche.
Il suo colore.
E quando piove tiro due bestemmie e poi penso che non importa.
E dopo sull'autostrada mentre me ne torno a casa,
mi allungo sulla sella e
godo il suono di sto motorone che gira basso.
E spinge forte,come quando mio padre mi prendeva a calci.
Il mondo è dolce stasera.
La vita è bella stasera.
La città la attraverso a zigozago per fare più lunga la strada del ritorno."

Carlo Talamo

martedì 12 febbraio 2008

Norton Commando 961

La Norton,casa inglese che ha prodotto moto sin dal 1902, è stata probabilmente una tra le più importanti e prestigiose aziende del mondo in campo motociclistico. Molto famose sono le sue monocilindriche da corsa come la Manx 500 (e il suo altrettanto famoso telaio "letto di piume") del 1950 oppure fantastiche bicilindriche come la Dominator del 1953 o la Commando dei primi anni '70. Dopo i vari fallimenti dell'azienda,e l'ultimo canto del cigno avvenuto con i motori Wankel (che portarono a dei risultati prestigiosi nel campionato superbike inglese agli inizi degli anni '90) la Norton scomparse definitivamente ma non i pasticci effettuati con i diritti riguardanti il marchio.
Dopo aver affrontato una lunga battaglia legale per acquisire la proprietà del nome Norton, Kenny Dreer di Portland (Oregon) avviò due anni fa una produzione in piccola serie di una nuova moto,chiamata Commando come la sua antenata, che ripercorreva le linee e l'impostazione progettuale del modello degli anni '70.
Il motore di questa moto era un bicilindrico in linea ad aste e bilancieri con 2 valvole per cilindro di 961 cc e i carburatori erano dei Keihin da 39 mm. Il cambio aveva 5 rapporti, e la potenza era di circa 80 cv con circa 95 Nm di coppia massima.Le sospensioni erano delle Ohlins tradizionali e i freni Brembo.
Purtroppo data la scarsità di fondi nel Marzo 2006 è cessata la produzione della Commando e Dreer ha dovuto dimettersi dalla Norton nonostante siano stati notevoli gli sforzi per portare alla ribalta un marchio cosi glorioso.

Beh che dire...a parte le vicissitudini economiche che sembrano essere una costante dolente di questa azienda mi sarebbe davvero piaciuto poter trovare questa roadster-naked nei concessionari. Lancio una richiesta a John Bloor,oggi proprietario della Triumph: un pensierino per acquistare la Norton si può fare?

Francè

PS: nella prima foto della moto si legge Commando 952. Questa sigla si riferisce ai primi esemplari della moto diventata successivamente 961.



Foto : Motorbox, Norton e Cycle World

domenica 10 febbraio 2008

Mecatwin

Con questo post inauguro la sezione "Atelier" che riguarderà principalmente una serie di preparatori o "centri" di preparazione che sono in grado di realizzare fantastiche special in serie limitate o pezzi unici e che, ipoteticamente, potreste acquistare anche voi nel caso in cui aveste voglia di moto esclusive e soprattutto uniche.

La Mecatwin già da un pò di anni realizza splendide special su base Triumph, in particolar modo le tricilindriche di 885 cc e le bicilindriche della serie Bonneville, ancor prima che la Triumph stessa commercializzasse la Thruxton e la Scrambler. Alcune di queste moto possono assomigliare proprio a quelle che potete trovare nei concessionari, ma in realtà il lavoro di verniciatura, di allestimento, e di creazione di componenti ad hoc rende queste moto uniche se viste con un occhio più attento.

Tra le special che la Mecatwin ha realizzato vorrei catturare la vostra attenzione sulla Tracker e sulla Springfield: queste due realizzazioni, a mio avviso, propongono uno stile che difficilmente troverete su altre moto. Infatti si ispirano (sempre mantendendo un look classico), alle moto da "dirt-track"che corrono ancora oggi in America e che si basano principalmente sulla guida in derapata su tracciati in terra battuta. Per le altre special vi rimando al sito in modo tale che possiate avere un'idea più ampia sulla capacità di questi ragazzi francesi.

Inoltre, sono disponibili anche una serie di accessori nel caso vogliate personalizzare la vostra moto oppure dei veri e propri kit di montaggio. Oltre a Triumph Mecatwin realizza degli accessori specifici anche per le Harley-Davidson. Nell'ultima foto è presente una realizzazione su base Harley XLCR, mitica cafè racer della casa di Milwaukee oggi molto quotata e ricercata.

Francè

Mecatwin Tracker:


Mecatwin Springfield:


Mecatwin Thunderbird Sport MT:


Mecatwin XLCR Evolution:


Foto: Mecatwin

venerdì 8 febbraio 2008

Talamo #3

"Quando c'avevo quindici anni e a rivoltarmi non
mettevo insieme un cinquemila
m'ero messo in mente che era giunto il momento di
una Harley.
"Ahbbè" mi dissi "Si vive una volta sola".
"Eppoi co'na moto così, vedrai le sbarbine".
Eggià, oltre che non c'avevo una lira,
che ero un pò ritardato
e che pesavo quaranta chili,
stavo messo a schifo a donne.
Cosa leggera leggera, dovuta non tanto al deserto
della mia intelligenza
quanto al disprezzo per il sapone.
Non è che c'avessi li pidocchi, però ero coperto
da uno strato di grasso e morchia figlio delle tante
volte che avevo smontato
e rimontato la Gilera.
Ne andavo orgoglioso della mia Gilera.
Bei tempi.
Mi diminuivo gli anni allora: tutti dicevano
"Però er Carletto è forte n'sacco
(Si si abitavo a Roma)
p'aavecce sortanto undici anni".
E di fatti p'aavecce undici ero forte,ma siccome
andavo per i sedici
dovevo essere un pò indietro in tabella.
Adesso non è più così, adesso me li aggiungo gli anni:
dico che ne ho quarantacinque e tutti a farmi i
complimenti, e
"Come te li porti bene e sembri un ragazzino" e
gridolini.
Lo credo che me li porto bene ne ho otto in meno!
Però qualche sera fa quando ho dichiarato la mia età
(aumento 20%) nessuno ha gridolinato meraviglia.
Ho sentito solo un vago "Eh gia".
Da tre giorni vado guardando le pubblicità dei
parrucchini
e ho comprato i pantaloncini corti con i bottoni e le
galosce gialle.
Giusto per rinfrescarmi un pò.
Ma questa è un'altra storia.
Ero rimasto alla mia Gilera.
E all'Harley che rimase un sogno doloroso per molto
tempo ancora.
Costava otto milioni contro
le seicento mila di una utilitaria.
Tanti soldi e tanti lividi
per via delle borsettate che mi diede
mammà quando le chiesi
"Sai solo un piccolo prestito, naturalmente restituirò
tutto. Come sempre!"
Ancora massacrato reagii al dolore verniciando il
casco a stelle e strisce
come Peter Fonda e poi saldai uno schienale esagerato
dietro alla Gilera
e gli costruii un manubrio che neanche c'arrivavo.
Poi coi risparmi di una vita comprai un serbatoio
dell'Harley
con tanto di adesivi e mi sentivo più bello di un
americano.
Mia madre vide l'Harley che però era una Gilera che
c'aveva un libretto che
sembrava 'na pagina gialla e mi riempì ancora di
botte urlandomi
"Ladro dove li hai rubati otto milioni per comprare
l'Harley".
"Mamma è una Gil..." "Zitto porco li avrai rubati
dalla mia borsa"
"Ma mamma è una Gile..."
E ancora botte e borsettate.
Sono passati vent' anni, ma quando mia madre
guarda la Numero Uno
e le centinaia di Harley Davidson colorate che stan di
casa qui
fà come per alzare le mani e poi stringe la borsa
con più forza
e ancora non è convinta che siano tutte Gilere."

Carlo Talamo

mercoledì 6 febbraio 2008

Minichamps

Con questo post provo a fornirvi un'altra "immagine" della passione per la moto. Il modellismo statico rappresenta l'arte della riproduzione in scala e secondo me, è possibile immaginare due grandi tipologie di "appassionati": i collezionisti e i "costruttori".
Nella prima categoria inserisco persone che hanno la consapevolezza di non essere degli abili e soprattutto pazienti (io sono tra questi) assemblatori di scatole di montaggio e quindi preferiscono acquistare riproduzioni fedeli nei minimi dettagli già montate e verniciate. Nella categoria dei "costruttori", includo gli artisti delle riproduzioni in miniatura che realizzano (in questo caso moto) prodotti talmente curati e fedeli da sembrare reali partendo dal nulla oppure aiutandosi con le già citate scatole di montaggio.Parlerò di questi artisti successivamente, in post dedicati.

La tedesca Minichamps, si rivolge alla prima categoria, cioè ai collezionisti, proponendo delle repliche molto fedeli sia di moto da corsa (nella foto c'è la Yamaha YZR 500 di McCoy del 2002) che di moto normalmente commercializzate (in foto ci sono la MV Agusta 750 S America del 1972 e la Moto Guzzi Le Mans 850 del 1976) nella scala 1:12. Per alcuni esemplari è prevista anche la scala 1:6.
I modellini sono realizzati con un ottimo grado di finitura e rispecchiano fedelmente colori e particolari. Sul catalogo virtuale presente nel sito è possibile trovare un'infinità di moto da corsa e non, tanto da avere realmente l'imbarazzo della scelta al momento dell'acquisto!

Francè





Foto: Minichamps

martedì 5 febbraio 2008

Kawasaki W650 Concept 2001


Al salone di Tokio del 2001 la Kawasaki presentò questa bellissima special su base W650 che (credo) pochi di voi ricorderanno. La W650 (foto sotto) era una moto dall'aspetto classico che in Italia, durante il suo periodo di commercializzazione, cioè dal 1999 al 2005, non conobbe molto successo sia perchè in quel periodo la Triumph Bonneville 800 cominciava a farsi conoscere ed apprezzare e sia perchè fondamentalmente la moto giapponese era nata proprio ispirandosi alle Bonneville dei tempi passati.

La caratteristica saliente di questa moto (ma anche della concept presentata 7 anni fa) risiedeva nel propulsore (bicilindrico parallelo), che, unico nel panorama motociclistico degli anni 2000 era dotato di coppie coniche per il comando distribuzione e quattro valvole per cilindro.
Questa scelta tecnica era adattissima ad una moto che riprendeva linee classiche e a mio avviso, se fosse stata supportata in maniera migliore dalla Kawasaki avrebbe avuto ben altro successo.

Dico questo perchè oggi i principali costruttori di moto sono attratti da questo filone "vintage" e le nuove proposte (per ora allo stadio di prototipo) di Honda e Yamaha, ma anche le varie Ducati Sport Classic sono li a testimoniarlo. Pensate che sia la moto che il prototipo erano dotate di pedivella di avviamento oltre al classico bottoncino sul manubrio!!

Con il termine "scrambler" ci si riferisce in genere a moto con gomme leggermente tassellate, leggere, abbastanza ospitali, e di aspetto fuoristradistico inteso non tanto come competizione ma come possibilità di effettuare passaggi su strade bianche o non asfaltate. La concept che vedete in foto non essendo dotata di fari, faceva il verso a moto ben piu specialistiche, ma il propulsore e la ciclistica non erano consone ad un utilizzo agonistico del mezzo.

Se con questo post è nata in voi la voglia di prenderne una...beh ci sono due possibilità: o ne trovate una usata e la personalizzate come il prototipo, oppure potete acquistare la moto nuova in Giappone nella cilindrata 400.

Francè


Foto: Moto-Station e Bikebros

Bike Expo Special Triumph #3

La moto che vedete nelle foto sotto è un'altra bella realizzazione che merita di essere menzionata. La moto è stata creata da due artisti del settore, Roberto Totti e Nicola Martini che hanno collaborato nella realizzazione di questa special. Di quest'ultimo ho già parlato nel primo post riferito alle special Triumph viste al salone. Di Totti parlerò in un post apposito. La moto, battezzata Speed Twin in onore delle Triumph prodotte dal 1937 al 1966, nasce su base Triumph Thruxton 900 e il lavoro effettuato su tutta la moto è notevole, infatti le parti costruite da zero sono moltissime come il faro, il serbatoio, i fianchetti integrati al codone e addirittura anche il forcellone che è stato abbellito introducendo una capriata di rinforzo in tubi con relativo spostamento dell'ammortizzatore.I cerchi a razze sono Marchesini, la forcella è upside down, i freni Tokico e lo scarico Shark completano la dotazione. La moto, secondo i loro creatori, nasce per colmare il vuoto esistente tra la Bonneville e appunto la Thruxton. Notare oltre alla colorazione, anche il particolare rivestimento della sella.




Foto: Racing Cafè

sabato 2 febbraio 2008

Drudi Performance

Un altro personaggio di rilievo che merita sicuramente uno spazio nel mio blog è Aldo Drudi.
Aldo può essere considerato come il miglior designer al mondo per quanto riguarda tute e abbigliamento per motociclisti, caschi e grafiche per moto da gran premio. Le sue opere, a mio avviso, possono essere considerate uniche e vi assicuro che non mancherò di proporre qualche sua grafica quando molti dei piloti che si affidano alla sua matita chiederanno un disegno particolare o una particolare livrea della loro moto.
Drudi è il padre delle grafiche "elaborate" sui caschi da gara e, la ricerca di accostamenti cromatici particolari accompagnata da un innato senso del gusto lo hanno portato ad occuparsi di intere collezioni di abbigliamento e graficamente, da almeno 2 anni, si occupa di disegnare le collezioni dei caschi Arai, uno dei marchi più prestigiosi a livello internazionale.
Le realizzazioni dei caschi sono affidate ad un bravissimo designer, Davide Degli Innocenti, di cui parlerò in futuro.

Drudi, inoltre, ha disegnato anche le grafiche della Ducati 1098 Tricolore, della Monster S4 Fogarty, dell'ultima Yamaha R1 replica Santander, l'intera collezione abbigliamento Ducati (caschi, giubbini, tute) e attualmente collabora con Spidi dopo aver lavorato con Dainese. Entrambi questi marchi sono icone della protezione per motociclisti a livello mondiale e il fatto che si affidino al suo gusto è ancora una volta indice delle sue superlative capacità.
Molti inoltre sono i team della Motogp, delle classi 250 e della Superbike che si affidano al suo estro per la colorazione non solo delle moto ma di tutte le strutture che si utilizzano, dai box ai tir per il trasporto.

In passato con la tuta Dainese T-Age ha vinto il "Compasso d'Oro" alla Triennale Design Industrializzato di Milano. Gli interessi di questo designer riguardano la moto a tutto tondo e infatti si è occupato in passato del disegno della NCR Macchia Nera (foto sotto), una special su base Ducati 998 RS SBK (ex Chili,anno 2003 -la moto ha 185 HP e pesa 135 Kg!) ancora molto bella e dalle forme moderne. I caschi che ha disegnato sono moltissimi, cosi come tantissimi sono i piloti che si sono affidati alla sua matita tra cui: Rossi (padre e figlio), Doohan, Schwantz, Nobuatsu Aoki, Barbera, Edwards, Haga, Gramigni, Barbera, Simoncelli, K.Roberts, Biaggi, Cadalora, Mamola e molti altri ancora.

Il casco di Drudi che considero più bello di tutti è il Bieffe di Max Biaggi dell'anno 1999, il primo anno in cui guidò la Yamaha YZR 500. Il simbolo di Biaggi, la pantera, era inserita in una base tricolore con inserti cromati.
Spero di avere l'onore di avere un casco aerografato da Drudi prima o poi. Andate a vedere le sue realizzazioni...semplicemente spettacolari. Il link al suo sito è nella sezione.

Francè

PS: ho trovato questo link per chi volesse approfondire l'argomento.




Foto: Arai (in foto c'è l'ultimo casco realizzato da Aldo Drudi per Colin Edwards). Per quanto riguarda il logo Drudi Performance, la NCR, e la tuta Dainese T-Age non sono riuscito a recuperare le fonti in quanto presenti nel mio archivio già da tempo.

venerdì 1 febbraio 2008

Irving-Vincent


Questa è una moto che solo gli Appassionati riusciranno a riconoscere senza una descrizione che, per quanto lunga possa essere, comunque non rende giustizia all'ingegno e alla maestria di chi l'ha concepita. Procediamo con ordine.
Questa special nasce attorno ad un propulsore molto particolare e,secondo me, uno dei più "artistici" che l'uomo abbia mai potuto realizzare per una moto.
Il propulsore è un bicilindrico con l'apertura della V dei cilindri a 50° che nel 1950 aveva una cilindrata di 1000 cc ed era in grado di fornire una potenza di 55 cv. Oggi questi numeri fanno sorridere ma nel 1950 erano incredibili, soprattutto per la cubatura.
La moto era prodotta dall'inglese Vincent-HRD e il modello più rappresentativo di questa Casa era la "Black Shadow"(nella foto sotto) del 1950, una pietra miliare nel mondo del motociclismo e ancora oggi ricercatissima e quotatissima. L'idea che portò Philip Vincent e il designer australiano Phil Irving alla realizzazione di questa moto era una sola: poter coniugare super prestazioni e confort in una sola moto. Nel 1950 oltre a rappresentare "la moto del futuro" sia dal punto di vista motoristico che telaistico (era dotata di una sospensione posteriore "cantilever" a due ammortizzatori paralleli sottosella) veniva considerata il lusso a due ruote proprio per questa sua differenziazione dal panorama motociclistico di allora.

La special è stata realizzata in Australia da Ken Horner che con un lavoro a dir poco eccezionale ha costruito questa special con motore Irving-Vincent portato a 1300 cc o a scelta anche a 1600 cc. Questa trasformazione è stata effettuata con un motore di quasi 50 anni fa!
Sul sito ci sono una serie di foto relative alla preparazione del motore. I cerchi a raggi, le sospensioni Ohlins, le sovrastrutture completamente artigianali (e credo anche un telaio artigianale) la rendono una moto al passo con i tempi e degna della miglior tradizione cafè racer. Il prezzo? 75000 dollari.
Maledetto denaro.

Curiosità: Fino ai primi anni ’50 le Vincent erano marchiate Vincent-HRD, dove HRD voleva ricordare il vincitore del TT Howard Davies in maniera tale che il prodotto un po’ fuori dagli schemi non suonasse troppo sconosciuto agli appassionati inglesi.
Francè

giovedì 31 gennaio 2008

Motorcycle Racing Heroes of the Past

Il sito più bello e completo (per ora non ne ho trovati altri), per gli amanti delle competizioni di velocità degli anni passati, è sicuramente quello del signor Manfred Mothes (credo che sia questo il suo nome). Questo sito è un archivio di bellissime foto di piloti del passato suddivisi per nazionalità ed è incredibile la quantità dei piloti che sono presenti, più o meno famosi. Visitando questo data base con un occhio più attento, si percepisce facilmente come il motociclismo si è evoluto negli anni e come l'evoluzione tecnica delle moto ma anche dell'abbigliamento dei piloti e dei circuiti, sia stata tangibile anche solo guardando foto di un decennio fa.
Bel lavoro signor Manfred!

Il pilota in foto è Kevin Schwantz, uno dei miei idoli, in sella alla sua Suzuki Rgv 500 Gamma nel 1989.

Francè

Foto: Motorcycle Racing Heroes of the Past

mercoledì 30 gennaio 2008

Talamo #2

"Il primo orologio me lo regalò il babbo
che avevo sei anni.
Unicum si chiamava. A me pareva bello. Io ero piccolo.
Aveva le lancette dorate e la cassa di latta. Funzionava.
Io lo attaccavo alle orecchie e lui faceva Tic-Tac.
Mica sempre però.Qualche volta faceva Tic.
Poi stava a pensarci un momento. Poi faceva Tac.
E se magnava un'ora al giorno.
Imparai pure a leggere le ore.
E molto fiero davo appuntamenti a tutti.
"Allora per il bagno ci vediamo alle sei" dicevo alla
balia.
"Beh di questo parleremo alle tre e venti"
rispondevo a mia madre.
"Potremo giocare al dottore alle quattro e dieci"
mormoravo alla bambina coi capelli rossi.
Oh boia. Manco un appuntamento mi riusciva
d'indovinare.
Quando arrivavo io la balia era andata a dormire,
mia madre era uscita e la bambina coi capelli rossi
era andata via col Beppino
che c'aveva sette anni e gli occhiali spessi.
Odioso.
Io presi l'Unicum e lo feci a pezzi. Coscienziosamente.
Lo smontai tutto.Spostai dei pezzi.Lo rimontai.
Avanzò qualcosa. Lo nascosi.
Chiesi a mio padre un orologio nuovo che arrivò
qualche mese dopo.
Un altro schifo. Smontai anche quello.
Poi, era ora, arrivò un cronometro.
Si chiamava Universal Geneve.
Una cosa da signori.
Però, sarà che la balia s'era licenziata, sarà che mia
madre manco
mi rispondeva più, sarà che la bambina coi capelli rossi
s'era fidanzata col Beppino , io smontai anche il
cronometro.
Pensavo che fosse una cosa da bambini. Smontare le cose.
Invece no.Il mondo è diviso in due: quelli che smontano
gli orologi
e quelli che no. Io smontavo. Smonto ancora.Smonto
tutto.
Perchè mi piace capire che ci sta nelle cose.
Potessi, smonterei anche le persone.
Ma le persone non si lasciano smontare.
Gli orologi li fanno elettronici. Io smonto l'Harley.
La smonto. Mi svuncio d'olio. Faccio viscido tutto il
garagino.
Poi la rimonto. Qualche volta avanza qualche tocco.
Qualche volta la porto alla Numero Uno a rimontarla
e lì mi strillano come strillava mio padre.
Non ho smesso di smontare. Non smetterò mai
Non voglio smettere.
Voglio crescere e capire. Mi piace essere libero.
Il Beppino c'ha quarant'anni e s'è sposato.
Con la bambina coi capelli rossi che s'è tinta i capelli
e sta un cesso. C'ha du mostri di figli. E la Prinz.
Io me ne vado a spasso.Vibrando e smontando.
Fermo su un lato di una strada abbandonata mi
riavvito qualche bullone.
Il sole tramonta in lontananza.
Sono sereno e felice.
Penso a Beppino.
Poveraccio. "

Carlo Talamo

martedì 29 gennaio 2008

Harley-Davidson Softail Cross Bones

Pensavo che le novità Harley per la stagione 2008 fossero state tutte presentate ai saloni invernali. Mi sbagliavo.
L'ultima novità in ordine di tempo è la Cross Bones della gamma Softail che è stata presentata alla stampa pochi giorni fa. Per chi non lo sapesse la serie Softail è caratterizzata dall'avere gli ammortizzatori posteriori sotto la moto (paralleli alla strada per intenderci), e quindi, vista di lato la moto sembra non essere dotata di sospensione posteriore. In gergo questo schema si chiama "telaio finto rigido" e tutta la serie Softail è contraddistinta da questa scelta tecnica. Sul sito è presente anche una bella animazione per comprendere meglio il funzionamento.

La forcella è denominata "Springer" e richiama modelli storici della casa americana. Il motore è il Twin Cam 96 B, bicilindrico ad aste e bilancieri montato su supporti rigidi, raffreddato ad aria, dotato di due contralberi di bilanciamento, 2 valvole per cilindro e la cui cilindrata è di 1584 cc. L'alimentazione è ad iniezione elettronica sequenziale (ESPFI) e il cambio è dotato di 6 rapporti. Disponibile in 4 colorazioni, le mie preferite sono quelle in foto, dato che richiamano al passato Harley.
Per quanto riguarda lo stile, a mio avviso, le ultime proposte Harley "esplorano" nuovi concetti in modo tale da garantire una moto su misura per ogni possibile gusto dei potenziali acquirenti. Questo permette di mantenere un ruolo da leader in un settore in cui le proposte europee e giapponesi si fanno sempre pià agguerite e forti di prezzi d'acquisto sicuramente più popolari.

Francè




Foto: Harley Davidson

Garage Diabolico #1 - Selle Roventi

Sul sito Curve e Tornanti ho scovato queste tavole che venivano pubblicate (come dice il testo che ho riportato) sulla testata "Cafè Racer" (diventata in seguito "Racer") due anni fa e più circa. Mi sembra carino riproporle. Queste tavole sono disegnate appunto dal "Garage Diabolico" e settimanalmente ne inserirò una nel blog.
Segue una piccola descrizione che ho trovato nel sito.

"Residenza fissa del GARAGE DIABOLICO l'ultima pagina del mensile CafèRacer (diventato dalla scorsa primavera con rinnovata veste grafica solo “ RACER ”…) RACER offre un supporto ideale prediligendo la pubblicazione di moto “special” e stile of life legato indissolubilmente alla cultura e al costume dei motociclisti. Per precisa scelta dell'autore GARAGE DIABOLICO è un fumetto diverso; non predilige gli aspetti comici e satirici in tipico stile comics… non è buffo e raramente fa ridere…(..tuttalpiù sorridere!) …il bianco e nero è spesso piuttosto cupo, più nero che bianco, decisamente carico di quel romanticismo agrodolce che per l'appunto appartiene a certi motociclisti…dal 2004 hardcore bikestory” sottolinea l'intenzione di far notare ai suoi lettori le innumerevoli analogie dove le amate motociclette sono amiche sensuali ed antagoniste di quelle fanciulle che sedute davanti o dietro sulla sella allietano la vita di ogni motard….."

Fonte: Curve e Tornanti

lunedì 28 gennaio 2008

Oberdan Bezzi

Un personaggio che entra di diritto nel mio blog è Oberdan Bezzi. Molti di voi non lo conosceranno, ma questo signore è un designer di moto per passione e per professione!
La sua Passione nel disegnare le moto è incredibile, e ogni volta che osservo una sua realizzazione rimango veramente a bocca aperta. Posso dire tranquillamente che se anche solo la metà delle moto che ha disegnato fossero entrate in produzione probabilmente il mercato motociclistico non avrebbe mai conosciuto crisi.
A mio avviso il valore aggiunto di questo designer, è la sua competenza motociclistica dal punto di vista storico (oltre a quella artistica ovviamente), che permette di creare motociclette moderne ma con richiami al passato più o meno velati. Non mancano certo motociclette innovative, ma, a mio avviso, conoscere il passato permette di capire il presente e prevedere il futuro. Molti dei suoi disegni relativi alle Triumph (disegna moto di tutte le Case) vennero anche analizzati da Talamo proprio per il loro alto contenuto emotivo e per la loro possibilità di essere realizzati in serie. Purtroppo nel suo blog (di cui c'è il link accanto) ci sono solo alcuni dei suoi disegni. Trovarli tutti e in alta definizione è un'impresa abbastanza ardua ma, tuttavia, continuo a cercare.
In genere si firma con lo pseudonimo OBIBOI.

PS: Inserisco queste due moto perchè mi piacciono troppo per non mostrarle. La prima si chiama "Derivata" nasce su base Speed Triple e richiama le famose Trident preparate da Bepi Koelliker che correvano negli anni '70 le gare per derivate dalla serie. La seconda nasce su base Ghezzi & Brian ed è stata nominata dal suo ideatore con il nome di "Motocicletta" (mi pare di aver capito che Bezzi sia guzzista).

Francè

Eccole a voi nel loro splendore:



Disegni : Motosketches

domenica 27 gennaio 2008

Wakan 100 Roadster Strada

Al Salone di Padova era presente una moto molto singolare, la Wakan 100 Roadster,che debutterà sul mercato italiano in primavera e che verrà importata dalla O.M.M. (Officina Meccanotecnica Milanese) che si occupa già della produzione delle CR&S VUN (vedi post dedicato).Il prezzo dovrebbe aggirarsi sui 33600,00 euro.La moto interpreta al meglio il concetto di roadster (termine automobilisitico adattato al mondo delle moto per identificare moto abbastanza leggere, performanti,con cerchi in lega,non carenate e di aspetto piu moderno rispetto alle moto dall'aspetto più classico denominate cafè racer) segmento che al momento è vuoto dopo che la Harley-Davidson ha messo in pensione la sua Street-Rod.
L'idea della moto è ad opera di Joel Domergue,che dimissionario dalla Scorpa (azienda francese produttrice di moto da trial da lui stesso fondata)si è dedicato,successivamente, allo sviluppo di questa bicilindrica.Il motore può sembrarvi simile ad un bicilindrico Harley ad aste e bilancieri ma si tratta in realtà di un S&S americano da 100 pollici cubici (1640 cc).Questo motore viene utilizzato per la creazione di special su base Harley,completamente artigianali e con le dovute elaborazioni e preparazioni viene utilizzato anche nei campionati di accelerazioni.La moto è dotata di cerchi Marchesini,freni AJP, forcella Ceriani ed i tratti distintivi sono la presenza sul serbatoio di uno snorkel ed il tappo del carburante posizionato dietro la sella.Questo connubio Francia-America è abbastanza raro nel mondo del motociclismo,e infatti la moto è ispirata alle splendide Shelby AC Cobra, motore americano e telaio europeo.
Ah il termine Wakan è una parola che nella lingua Sioux, significa pressapoco “spirito”,“mistero”,“ricerca dell’essere”, “apertura della mente verso lo spazio”.

Link: Wakan

Scheda Tecnica

Motore

Tipologia: V-twin 45°
Cilindrata: 1640 cc (100 pollici cubici)
Alesaggio x Corsa: 101.6 x 101.6 mm
Lubrificazione: a carter secco
Distribuzione: OHV 4 cams pushrod
Raffreddamento: aria
Rapporto di compressione: 10.3:1
Accensione: CDI
Alimentazione: carburatore Keihin FCR da 41 mm con valvola piatta
Scarico: 2 in 1 in 2

Trasmissione
Primaria: a cinghia (con carter in carbon kevlar)
Frizione: multidisco a secco (con comando idraulico)
Cambio: a 5 rapporti (estraibile)
Secondaria: a catena con O-Ring

Telaio
Tipologia: motore semiportante con "backbone frame" in acciaio al cromo-molibdeno saldato a TIG con serbatoio olio integrato
Inclinazione canotto di sterzo: 22°
Avancorsa: 83mm

Sospensioni
Anteriore: forcella Ceriani upsidedown regolabile con steli da 46 mm
Posteriore: forcellone in alluminio estruso con ammortizzatore ZF Sachs

Freni
Anteriore: disco NG in acciaio da 340 mm con pinza AJP a 6 pistoncini
Posteriore: disco NG in acciaio da 220 mm con pinza AJP a 2 pistoncini

Ruote e pneumatici
Ruota Ant.: Marchesini in alluminio forgiato 3.50 x 17"
Pneumatico Ant.: 120/70ZR17
Ruota Post.: Marchesini in alluminio forgiato 5.75 x 17"
Pneumatico Post.: 180/55ZR17

Dimensioni e peso
Peso (senza carburante): 177 kg (52% ant. 48% post.)
Serbatoio benzina: 13 litri (di cui 3 di riserva)
Interasse: 1370 mm
Altezza sella: 790 mm

Prestazioni
Potenza massima (alla Ruota): 115 Hp (85.76 kW) a 6250 rpm
Coppia massima: 15.9 kgm (155.9 Nm) a 4250 rpm
Velocità massima: oltre 250 km/h






Foto: Wakan Italia

venerdì 25 gennaio 2008

Carlo Talamo


Il motivo per cui ho deciso questo tipo di impostazione del blog cioè fondo nero con testo bianco, è molto semplice. Mi sono ispirato alle pubblicità che dagli anni '80 in poi sono comparse sulla rivista Motociclismo ad opera di un tale molto particolare. Pubblicità di un marchio che, grazie a questo personaggio che scriveva le sue sensazioni e le sue opinioni senza giri di parole (molto spesso sotto forma di poesie), ha racchiuso per certi versi l'essenza dell'andare in moto.
Il personaggio era Carlo Talamo e le moto erano le Harley-Davidson.

Questo marchio, prima che Carlo si dedicasse anima e corpo alla sua diffusione era sinonimo di inaffidabilità e pregiudizi. Per curiosità andate a vedere quante moto vende oggi l'Harley in Italia.
Queste pubblicità erano molto singolari e per certi versi, a mio avviso, racchiudevano l'essenza dell'essere biker.
Tutte queste poesie vennero raccolte in un libro intitolato "Mi piacciono le pecore e molto le galline". Ho cercato, invano, di recuperare questo libro ma la mia ricerca non ha avuto successo. Sia in rete che per vie traverse però sono riuscito ad avere buona parte del materiale che voglio condividere con voi. Non voglio ringraziamenti ma solo la promessa che vengano lette anche se appaiono lunghe. Ne pubblicherò una alla settimana.
Per quanto riguarda la biografia, altre poesie e le special costruite da Talamo, vi invito ad andare sul sito di Fedro, grande appassionato, come me del resto, del marchio inglese a cui ha dedicato un sito spettacolare e soprattutto interessantissimo e con del materiale di prim'ordine. Credo che nessuna casa, ora come ora, possa vantare un sito cosi dettagliato come quello di questo ragazzo, non solo dal punto di vista della storia ma anche dell'evoluzione tecnica dei modelli.
Ah dimenticavo, con questo post inauguro la sezione link.

Francè


C'è una strada.
Questa strada sta da qualche parte. C'era luce fino a poco fa.
Ma ora è notte. Piove.
Sulla strada nessuno.
Forse, per molto tempo ancora, non passerà nessuno.
Accanto alla strada stà una motocicletta.Immobile.
La vernice è opaca di chilometri. Lucida di pioggia.
La scena è vuota.
Oppure sembra.
Perchè a ben vedere c'è un uomo. Quest'uomo sta seduto sotto un albero
poco più in là. E' tranquillo.
Quietamente beve qualcosa da un recipiente.
Potrebbe essere caffè. Potrebbe essere birra.
Forse è soltanto un gesto. L'uomo guarda la motocicletta.
Con gli occhi accarezza le ruote consumate, il motore, la parte scura
dei grandi tubi di scarico. La pioggia poggiandosi sul metallo caldo
frigge dolcemente in silenzio.
L'uomo si muove. Ma impercettibilmente.
Forse, se potesse, toccherebbe quella vecchia motocicletta stanca.
Ma tra la sua mano e lui c'è il bosco.
E la quiete infinita di una notte d'inverno.
Nella vita dell'uomo e della motocicletta ci sono state giornate di sole.
Molti chilometri e odori forti d'olio e velocità.
E c'è stato un tempo colorato, quando le ragazze si fermavano a guardare.
A parlare.
Gli occhi dell'uomo, adesso, sono chiusi.
Delle ore, o magari molti anni, sono passati.
Adesso è notte. Fa più freddo.
La strada è vuota.
In lontananza, assorbito dal bosco ma scandito nel freddo,
si fa più lieve il suono di un rumore.
Da qualche parte stà una città.
E l'allegria.

Carlo Talamo


Foto: fedrotriple.it

giovedì 24 gennaio 2008

Bike Expo Special Triumph #2

La seconda Triumph che merita un post è questa tricilindrica di 885 cc a carburatori della quale mi è sfuggito il preparatore che l'ha realizzata. Come vedete, da una Triumph serie Thunderbird, si è ottenuta un'opera d'arte che, sotto i riflettori, brillava di luce propria!
Spero che la Triumph possa reinserire un propulsore tricilindrico (magari rispolverando il mitico 955 ad iniezione da 120 cv) nella gamma "classic", che affianchi le bicilindriche (bellissime) ma che non sono l'ideale per chi cerca una manciata di cv in più e il gusto, unico, che solo un 3 cilindri dà. Scarico Supertrapp, codone artigianale, tabelle portanumero, freni Brembo, rappresentano un mix troppo, troppo forte per me :D
La seconda foto è presa da Motociclismo.it



Foto: Racing Cafè

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